Il mistero del tempo: fisica vs neuroscienze

Tutti ricordiamo le parole di Sant’Agostino: “Cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede lo so, se devo spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più”.
Il mistero del tempo è stato sempre al centro del dibattito tra i filosofi, quello a cui forse non eravamo preparati era invece lo scontro tutto interno alla scienza, soprattutto tra fisici e neuroscienziati sulla sua esistenza.
Dopo Einstein e la sua teoria della relatività, infatti, progressivamente si è imposto nella fisica il concetto che il tempo non esiste tanto che la variabile t è scomparsa da gran parte delle equazioni. I neurobiologi invece nell’ultimo trentennio hanno affrontato la ricerca del tempo attraverso una serie di studi che sperimentalmente confermano che il tempo esiste in noi prodotto da una serie di variabili chimiche.
Si tratta ovviamente di uno “scontro” che ha argomenti scientificamente validi da entrambi i lati della barricata, fino ad adesso questo blog, ha affrontato il mistero del tempo per cosi dire dal lato dei fisici teorici (o della grande maggioranza di essi) nei prossimi post cercheremo di esplorare le argomentazioni e le prove addotte dai neuroscienziati per “riabilitare” l’esistenza del tempo.
Senza dimenticare quello che Max Planck, uno dei padri fondatori della meccanica quantistica, affermava, la scienza non può risolvere gli ultimi misteri della natura, perchè noi che la studiamo facciamo parte della natura, e quindi siamo parte integrante dei misteri che vorremmo risolvere.
Nei prossimi post quindi curioseremo nelle ricerche della neurobiologia alla ricerca del Santo Graal ovvero la natura del tempo.
Senza dimenticare che come asseriva John Archibald Wheeler, più cresce l’isola della conoscenza, più diventano grandi le coste dell’ignoranza.

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