Liberate il colonnello Waters!

Nei primi mesi del 1945 l’odissea dei prigionieri di guerra anglo-americani, francesi, polacchi raggiunse il vertice più drammatico. Spostati continuamente da un campo all’altro sulla spinta delle avanzate del fronti orientale ed occidentale, affamati, sporchi, spesso mitragliati inavvertitamente dal fuoco amico mentre a piedi percorrevano le strade devastate del Reich in centinaia morivano di stenti e di malattie.

Ma non tutti i prigionieri erano uguali. Questa è la storia di un prigioniero molto “particolare” e della missione suicida che fu ordinata dal generale Patton per liberarlo. Ma andiamo con ordine.

Quando verso la fine di febbraio del 1945, il colonnello Paul Goode, comandante di un reggimento catturato durante lo sbarco in Normandia, viene trasferito dalla Polonia, dopo un viaggio irto di peripezie inenarrabili (partirono in 1300 ed arrivarono in poco più di 400) giunse al campo Oflag XIIIB presso Hemmelburg vi trovò una situazione desolata.
“Era pieno di sudiciume ovunque. Gli uomini erano sporchi e trascurati. Da ogni angolo del campo emanava una’atmosfera di profonda demoralizzazione” cosi scriverà qualche tempo dopo l’ufficiale.

Goode è un tipo energico e si da fare per cercare di riorganizzare il campo di prigionia e risollevare il morale dei prigionieri anglo-americani ma il vero punto dolente era l’assoluta scarsità di cibo.
Poi il 26 marzo del 1945 iniziano a circolare le voci che gli americani sono ormai molto vicini. Ed infatti l’indomani, verso mezzogiorno, i prigionieri di Hammelburg sentono un furioso cannoneggiamento, si tratta di un carro armato Sherman che bombarda le torrette di sorveglianza del campo di prigionia.

I tedeschi rispondono al fuoco e nello stesso tempo sparano anche verso i prigionieri che si erano affollati nei cortili del campo costringendoli a rientrare precipitosamente nelle baracche. Nello stesso momento lo Sherman uccide diversi prigionieri iugoslavi scambiandoli per tedeschi. La confusione è enorme.

Il comandante del campo che non dispone di armamento pesante manda fuori a parlamentare tre prigionieri americani, tra cui il secondo in comando di Goode, il colonnello John Knight Waters. Una sentinella però scossa dalla tensione dello scontro, crede che i tre stiano fuggendo e spara ferendo Waters. Immediatamente riprende un violento scontro a fuoco tra gli assalitori americani e le guardie del campo che però volge in breve a favore dei primi che irrompono con semicingolati e jeep nel campo di prigionia.

Goode incontra i comandanti della formazione americana, il capitano Abraham Baum ed il maggiore Alex Stiller che si qualifica come “osservatore” per conto del generale Patton facendo intendere che il comando operativo della missione è di Baum.
Baum fa notare a Goode che non ha mezzi sufficienti per far evacuare tutti i 1291 prigionieri americani del campo e che avrebbe comunque trasportato il numero massimo consentito dalla piccola forza di spedizione al suo comando.

Il piccolo contingente di soldati USA spintosi fino ad Hammelburg si trova 50 km oltre il fronte, in una zona ancora difesa da tre divisioni tedesche!
Si scoprirà successivamente che questa azzardata missione è stata voluta direttamente da Patton per salvare un soldato “molto speciale” proprio quel colonnello John Waters ferito dalla sentinella, perchè Waters è il marito della figlia di Patton, suo genero.

Cosi viene allestita la spedizione comandata da Baum composta da un nucleo di 294 uomini a bordo di 16 carri armati, 27 semicingolati e mezzi d’appoggio assortiti. A nulla valgono le opposizioni e le rimostranze dei comandanti di corpo d’armata e delle divisioni responsabili, a Patton non si può dire no.

Patton sostenne in seguito che l’unico obiettivo di questa spericolata missione era liberare i prigionieri americani, ma il comandante della III Armata mentiva spudoratamente. Unico motivo dell’incursione ad Hammelburg era la liberazione del marito di sua figlia.
Il convoglio di Baum ripartì a notte inoltrata con tutti i mezzi stipati di prigionieri, molti dei quali abbarbicati sugli scafi degli Sherman.

Per mezz’ora andò tutto bene. Poi improvvisamente trovarono le prime sacche di resistenza tedesche, una compagnia di fanteria armata di Panzerfaust, l’equivalente più affidabile dei bazooka americani attaccò il contingente di Baum. L’attacco danneggiò un carro armato e Baum decise che non aveva alternative se non aprirsi la strada combattendo.

Informò Goode che non poteva dare battaglia con i prigionieri al seguito, ne aveva armi in sovrannumero per poterli armare, convinse quindi il colonnello a guidare i disgraziati e stremati prigionieri, a piedi, di nuovo verso il campo di prigionia.
La lunga fila di questi disperati si ingrossò progressivamente con i feriti e gli sbandati del contingente di Baum attaccato duramente dalle forze tedesche.
Arrivati al campo sistemarono i feriti nell’infermeria anche se le scorte di medicine erano tutte esaurite. Alle tre del pomeriggio seguente i tedeschi che avevano ripreso il controllo del campo scortarono i prigionieri incolumi alla stazione ferroviaria per trasferirli in un’altro campo più sicuro, ad Hammelburg rimase il colonnello Waters, genero di Patton ed altri 80 prigionieri feriti.

Finalmente il 6 aprile furono liberati dall’avanzata delle truppe americane. Subito Patton inviò il suo medico personale e due aerei Piper Club per trasportare il genero ad un ospedale di Francoforte.
L’inutile ed azzardata missione comandata dal povero Baum era stata praticamente annientata e soltanto 15 dei 294 componenti il commando fecero ritorno sani e salvi all’interno delle linee alleate, oltre a 25 uomini fatti prigionieri ad Hammelburg e che riuscirono a scappare disperdendosi nelle campagne e ritornando in salvo dopo il 6 aprile.

Patton incredibilmente non fu sottoposto ad alcun provvedimento disciplinare per un uso personale di uomini e mezzi e per il sacrificio di molti di loro. Il 6 aprile scrisse alla moglie “Sto malissimo, ho fatto di tutto per salvare John (Waters) ed adesso rischia di morire per causa mia”.

Il generale cercò di mettere a tacere quanto accaduto ma la notizia trapelò suscitando un vero vespaio. George Marshall, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Usa, rimase indignato di quanto accaduto ma Eisenhower non se la sentì di destituire un generale su cui riponeva grande fiducia nelle sue qualità di stratega.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.