Aldo Fabrizi, “core de’ Roma”

Aldo Fabrizi ha rappresentato per una lunga stagione artistica, la genuina espressione della popolarità romanesca. Le sue origini, veniva da una famiglia umile, il padre vetturino e la madre titolare di un banco di frutta in Campo dei Fiori, e le dure e formative esperienze dei primi anni di vita, segneranno la carriera di Aldo Fabrizi e la sua inconfondibile cifra stilistica basata sulla spontaneità e sulla straordinaria capacità di interpretare se stesso davanti alla macchina da presa.
Nato nel 1905, rimane orfano di padre a soli 11 anni ed è costretto quindi ad abbandonare precocemente la scuola per aiutare a sostenere una famiglia numerosa che comprendeva anche cinque sorelle, tra cui un’altra icona della Roma verace e popolaresca, Elena Fabrizi (1915-1993), in seguito soprannominata Sora Lella.

Prima della svolta artistica farà numerosi lavori: il fruttarolo, il postino, il vetturino ed il fattorino che forniranno a Fabrizi un vasto background di espressioni, battute, modi di essere di cui farà prezioso tesoro nella sua carriera d’attore.
Il giovane Fabrizi, che non ha completato gli studi ed è costretto ai lavori più disparati per mantenere una famiglia numerosa dopo la morte del padre ha però ambizioni artistiche che non si piegano davanti alle dure prospettive di vita.
Nel 1928 pubblica (non si sa se a proprie spese) una raccolta di poesie in romanesco che vengono recensite da Il Messaggero e nello stesso periodo inizia a calcare il palcoscenico dei teatri minori con piccole parti in gran parte proponendo caricature dei tipi caratteristici romani: il vetturino, il conducente di tram e lo sciatore, “tipi” spesso da lui vissuti direttamente attraverso i suoi lavori.
La popolarità di Fabrizi inizia a lievitare tanto che nel 1937 fonda una sua compagnia, dalla quale transita, sia pure per poco tempo, un giovanissimo Alberto Sordi.
L’incontro tra Fabrizi e il cinema avviene in tempo di guerra, nel 1942. L’anno prima il regista e produttore Giuseppe Amato chiama Fabrizi e lo fa lavorare su una sceneggiatura. L’idea è un film nel quale il popolare comico romano interpreti “se stesso” attraverso le peripezie di un bigliettaio del tram in “Avanti c’è posto” per la regia di Mario Bonnard. Il successo è strepitoso, grazie alla capacità di Fabrizi di infondere realismo e spontaneità al personaggio, attingendo a piene mani a battute ed espressioni realmente vissute dall’attore.

Va da se che Amato decide di sfruttare la scia di questo insperato successo, facendo interpretare a Fabrizi nei suoi due film successivi, il fruttarolo di Campo dei Fiori ed il vetturino di L’ultima carrozzella, entrambi del 1943, tutti mestieri effettivamente svolti dall’attore.
Aldo Fabrizi è però un attore completo, non soltanto un verace comico romanesco e la prova della sua completezza interpretativa la darà all’indomani della Liberazione di Roma dai nazi-fascisti, girando insieme ad Anna Magnani, per la regia di Roberto Rossellini, Roma Città Aperta.

In questo capolavoro della cinematografia italiana, Fabrizi tratteggia la figura di un eroico sacerdote, Don Morosini, fucilato dai tedeschi durante l’occupazione nazista di Roma. E’ forse questa la prova d’attore più alta e matura del quarantenne Fabrizi insieme alla sua interpretazione nel film di Blasetti, Prima comunione (1950), che fu premiata con un Nastro d’argento al migliore attore protagonista (il secondo Nastro d’argento lo vincerà nel 1975 per un ruolo secondario nel film C’eravamo tanto amati, di Ettore Scola).

Da quel momento il sempre più corpulento Aldo Fabrizi girerà oltre settanta film, quasi tutti improntanti alla commedia all’italiana, tra i quali una citazione particolare va alla sua proficua collaborazione con Totò insieme al quale parteciperà ai film Guardie e ladri del 1951, Una di quelle del 1953, I tartassati del 1959, Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi del 1960, Totò contro i quattro del 1963.

Sul palcoscenico il suo più grande trionfo fu l’interpretazione del boia papale Mastro Titta nella commedia musicale Rugantino di Garinei e Giovannini che lo porterà fino a Broadway dove lo spettacolo registrò sempre il tutto esaurito.

Appassionato di cucina come l’amico Ugo Tognazzi, Fabrizi che era stato sposato con con Beatrice Rocchi, cantante di varietà molto nota negli anni venti col nome d’arte di Reginella, dalla quale ebbe due figli gemelli, rimase vedovo nell’estate del 1981.

Morirà nel 1994, all’età di 89 anni, per un’insufficienza cardiaca.

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