Anima e Spirito nella metafisica di Aristotele

Aristotele come filosofo è, per il suo tempo, una figura del tutto nuova. E’ il primo a scrivere ed insegnare in maniera professionale e non come una sorta di profeta, i suoi libri sono sistematici, divisi in capitoli. La sua opera è critica, prosaica quasi del tutto priva degli elementi orfici presenti nel suo maestro Platone.
Aristotele non è passionale ne particolarmente religioso e la sua filosofia è fortemente impregnata di una generosa dose di senso comune.
Uno dei punti centrali della metafisica può essere utile l’esempio di una statua di marmo: il marmo è la “materia”, la scultura finita rappresenta la “forma”.
E’ in virtù della forma che la materia è qualcosa di definito in grado di “sostanziarla”. Per il grande pensatore trace l’anima è la forma e la causa finale del corpo. Esiste però una differenziazione tra anima e spirito nella metafisica aristotelica. Lo spirito è più elevato dell’anima e meno legato al corpo.
Scrive Aristotele “Il caso dello spirito sembra differente, trattasi di una sostanza indipendente fissata nell’anima ed incapace di essere distrutta”. Si, giacché Aristotele crede che l’anima muoia con il corpo e percepisce gli oggetti sensibili, mentre lo spirito immortale ha una più alta funzione quella relativa al pensiero.
L’anima infatti, come poco sopra espresso, è la forma di un corpo e rende il corpo un’unità organica, lo spirito è qualcosa di diverso, meno intimamente legato al corpo, forse legato all’anima ma posseduto soltanto da una piccola minoranza degli esseri viventi.
Secondo il pensiero aristotelico l’individualità che rende diversi gli uomini dipende dal corpo e dall’anima irrazionale, mentre l’anima razionale o spirito è divina e impersonale.
L’irrazionale ci separa, il razionale ci unisce.

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