Mussolini e l’operazione Barbarossa

Il 22 giugno 1941 la Germania nazista rompeva il patto di non aggressione con l’URSS e procedeva alla sua invasione, con l’operazione militare denominata in codice “Operazione Barbarossa”. Fu la più vasta operazione militare terrestre di tutti i tempi; il fronte orientale, aperto con l’inizio dell’operazione, fu il più grande e importante teatro bellico dell’intera seconda guerra mondiale e vi si svolsero alcune tra le più imponenti e sanguinose battaglie della storia.
L’operazione Barbarossa segnerà anche l’inizio della fine della criminale avventura hitleriana e la sconfitta della Germania.
Adolf Hitler che da mesi preparava l’attacco all’URSS di Stalin ha tenuto all’oscuro, il suo principale alleato di un certo peso, Benito Mussolini, Duce del Fascismo. Soltanto nel pomeriggio del 21 giugno, a meno di 12 ore dall’attacco, Hitler decise di informare ufficialmente con una lettera, l’amico ed alleato Mussolini.
Per la verità da almeno una settimana il Ministero degli Esteri italiano, guidato da Ciano ha compreso che qualcosa di grosso bolle in pentola e che dovrebbe riguardare i rapporti con l’Unione Sovietica. Nel corso di una serie di incontri e colloqui con l’omologo tedesco Von Ribbentrop, Ciano si rende conto che quando quest’argomento viene sfiorato il tedesco svicola o cambia discorso.
In quei giorni paradossalmente Mussolini, forse perseguitato dai dolori dell’ulcera cronica di cui è sofferente, decide di concedersi alcuni giorni di vacanza al mare a Riccione!
Una Riccione semi deserta per la stagione e per la guerra che non sta andando piuttosto bene per gli italiani.
La lettera che Hitler scrive ed invia all’ambasciatore tedesco a Roma Von Bismarck, pur in toni apparentemente amichevoli è un vero affronto per l’Italia, messa di fronte al fatto compiuto.
Ciano riceve la missiva in tarda serata da un impassibile ambasciatore tedesco e suo malgrado è costretto a svegliare nel cuore della notte il Duce.
Il ministro degli esteri al telefono trova un Mussolini imbronciato e non perfettamente lucido, deve leggere più volte la lettera con il quale il Fuhrer mette di fronte al fatto compiuto l’Italia. Ancora una volta la convinzione che la Germania non avrà difficoltà a sbaragliare l’Armata Rossa induce il Capo del Fascismo ha pretendere di schierare al suo fianco l’Italia ed inviare un Corpo di Spedizione a fianco delle truppe naziste. Mentre i due discutono le operazioni militari dell’Operazione Barbarossa sono già iniziate. Mussolini ordina a Ciano di convocare l’ambasciatore sovietico e di comunicare lo stato di guerra tra i due paesi.
E qui succede un singolare imprevisto.
La mattina del 22 giugno l’ambasciatore sovietico a Roma Gorelkin ignaro di quello che sta accadendo alle frontiere del suo paese, ha deciso di approfittare della bella giornata di sole per concedersi, anche lui, una vacanza al mare. Si reca con tutto il personale dell’ambasciata, a Fregene, allora esclusiva località di mare, non lontana da Roma.
Cosi quando nei locali dell’ambasciata arriva la telefonata del Ministero degli Esteri un usciere costernato comunica che il compagno ambasciatore non c’è e neppure nessuno degli addetti.
Dietro le pesanti insistenze della Farnesina l’usciere ammette che l’ambasciatore è reperibile sulla spiaggia di Fregene.
Ciano ordina che il rappresentante dell’Unione Sovietica venga avvisato dell’urgenza di un incontro con la diplomazia italiana.
L’incontro avviene alle 12.30 e davanti ad uno stupito ed un po’ imbarazzato ambasciatore sovietico Ciano comunica l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania.
L’incontro durò circa due minuti. E Ciano lo considerò come una cosa da nulla, una cosa cosi ordinaria che sarà pagata duramente dall’ARMIR, il corpo di spedizione italiano in Russia.
Un po’ più di tempo occorse a Mussolini per convincere Hitler ad accettare un “pugno di soldati” che consentisse all’Italia fascista di sedersi ancora una volta sul tavolo dalla parte dei vincitori.
Hitler memore della precedente esperienza italiana in Francia, agli inizi della seconda guerra mondiale, tergiversa, cerca di far capire al Duce che non vale la pena uno sforzo bellico italiano sul fronte orientale visto che la campagna durerà poche settimane.
Probabilmente dietro questa iniziale riottosità di Hitler di imbarcare l’Italia fascista nelle operazioni sul fronte orientale c’era anche il parere dell’Alto Comando tedesco che aveva prefigurato una blitzkrieg e non voleva un esercito impreparato a questo tipo di operazioni militari.
La caduta delle illusioni sulla rapidità della vittoria negli sterminati territori sovietici fece mutare parere agli alti comandi nazisti ed anche le “scalcinate” truppe italiane furono considerate utili purchè tenessero qualche centianio di chilometri dell’immenso fronte.
Prima di questo momento però Mussolini faticherà a convincere Hitler sull’assoluta necessità della partecipazione italiana alla campagna contro il “bolcevismo”.
Il 24 giugno Mussolini risponde a sua volta con una lettera nella quale tralascia il fatto di essere stato messo al corrente a giochi fatti e dove invece emerge come volontà suprema essere a fianco dell’alleato tedesco.
Il 26 giugno vola a Venezia e ostentatamente passa in rassegna la Divisione Pasubio, una delle poche unità d’ elite dell’esercito italiano, interamente motorizzata.
Soltanto il 30 giugno Hitler risponde positivamente con una lettera che però contiene non tanto velate allusioni su quello a cui le forze italiane si apprestano ad andare incontro, facendo balenare più volte la convinzione che esse non siano all’altezza della situazione.
Cosa per altro che lo stesso Ciano condivideva avendo ben chiaro come le nostre truppe non avessero un equipaggiamento adatto alla campagna che si stava configurando nelle immense pianure sovietiche.
E cosi partono gli ordini alle ferrovie par l’allestimento dei 225 treni necessari per inviare sul fronte russo i 50.000 uomini del CSIR (Corpo di Spedizione italiano in Russia) che scriveranno una delle pagine più dolorose e drammatiche della storia militare del nostro paese.

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