I brogli elettorali

Mentre si consumano le ultime ore di votazioni per il rinnovo del nostro Parlamento, le lunghe file registrate ai seggi sono state spiegate anche con la novità dei tagliandi antifrode che hanno “complicato” la procedura elettorale.
D’altra parte polemiche, sospetti e quasi certezze di brogli elettorali hanno contraddistinto molte elezioni sia in Italia che nel resto del mondo.
Per restare al nostro paese già durante il Risorgimento accuse e polemiche molto aspre si accesero per l’esito dei plebisciti che scandirono l’unità italiana. Tali consultazioni, a suffragio censitario, si svolsero senza tutela della segretezza del voto e talvolta in un clima di intimidazione. I “no” all’annessione furono in numero irrisorio e statisticamente improbabile.
Un altro momento cruciale della nostra storia, il referendum per il passaggio dalla monarchia alla repubblica, fu attraversato da pesanti sospetti di brogli elettorali a favore della scelta repubblicana. Più recentemente nel 2006, Berlusconi, incapace di accettare l’esito delle urne sollevò una polemica molto aspra su presunti brogli che lo avrebbero penalizzato.
Nel resto del mondo i casi di veri o presunti brogli elettorali poi non si contano. Celebre è il caso delle elezioni per il referendum istituzionale del Vietnam del Sud del 1955, dove i voti conteggiati per la repubblica superarono il numero degli elettori iscritti nelle liste elettorali.
Altri casi di accertati brogli elettorali sono quelli della Bielorussia del 2006 e dell’Iraq nel 2005. Il caso più famoso e probabilmente quello che ha avuto l’impatto maggiore nel ridisegnare il potere a livello mondiale è il cosiddetto “scandalo della Florida” del 2000.
George W. Bush diverrà il 43mo Presidente per 537 voti fortemente contestati dopo 36 ricorsi e contro ricorsi legali ed un pronunciamento della Corte Suprema.

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