Quaranta frustate meno una

« Probabilmente non smetterò finché non smetterò con tutto, non lascerò questa vita, perché è tutto quello che so fare. Ed è divertente. Mi diverto a scrivere e molto tempo fa ho detto a me stesso: “Questa cosa deve divertirti, altrimenti ti farà impazzire ».

Cosi’ scriveva del suo rapporto con la scrittura Elmore Leonard prolifico scrittore e sceneggiatore statunitense ed uno degli ultimi grandi interpreti del genere western poco prima che morisse nel 2013, all’età di 88 aani.

Una prosa molto particolare, tutta letteraria, in cui ogni piccolo gesto ed ogni parola pronunciata, sfoggiano una solennità quasi liturgica. Cosi’ commentava Alessandro Baricco la sua raccolta “Tutti i racconti western”. Racconti che sono stati alla base di numerosissime trasposizioni cinematografiche fin dagli Anni 50.

“Quaranta frustate meno una” è il suo ultimo romanzo western, un west crepuscolare ambientato nell’infernale prigione di Yuma, nel 1909. Qui due galeotti, un ex schiavo negro ed un apache chiricahua, rinchiusi per assassinio, privi di ogni radice identitaria, si imbattono in uno stravagante direttore pro-tempore del penitenziario e vengono, loro malgrado, coinvolti in una singolare operazione di redenzione sociale e di riscoperta delle loro radici.

Così, a forza di sentirsi ripetere strane omelie dal direttore che è anche un predicatore, Raymond San Carlos, l’apache e Harold Jackson, il negro si convincono di essere due guerrieri, rispettivamente pellerossa e zulu.

Quando un gruppo di feroci assassini fugge dalla prigione di Yuma, poco prima che venga definitivamente chiusa, ai due ex reietti si prospetta una particolare occasione di redenzione sociale.

Quaranta frustate meno una, era la prassi giudaica che prevedeva per i condannati 40 frustate meno una. S’imponeva prudentemente di tralasciare l’ultimo colpo per non correre il rischio che il boia, travolto dall’entusiasmo, infrangesse la legge mosaica fissata nel Deuteronomio.

Raymond ed Harold hanno l’occasione per evitare “quell’ultima frustata” e cambiare vita. Un romanzo che si legge tutto d’un fiato e che può piacere anche a chi non ama particolarmente un genere, quello western, mai troppo popolare in Italia.

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