Gary Cooper, un eroe americano

Se c’è stato un attore capace di rappresentare le virtù dell’eroe americano per antonomasia quello è stato Frank James Cooper, in arte Gary Cooper. Lealtà, coraggio, fermezza Cooper impersonava con strabiliante naturalezza le qualità del pioniere, dell’uomo della frontiera americana che non si piega a compromessi e compie il suo dovere fino in fondo.
Dotato di una grande presenza scenica Gary Cooper cosa piuttosto insolita nel mondo di Hollywood era molto stimato dai colleghi. Ernest Hemingway che lo aveva conosciuto imporrà il suo nome alla produzione per la trasposizione cinematografica del suo capolavoro “Addio alle armi”.
Nato nel 1901 Cooper era figlio di immigrati inglesi, suo padre, un giudice, possedeva un ranch ad Helena, nel Montana dove il futuro divo hollywoodiano aveva visto la luce.
A tredici anni Cooper rimane ferito alla schiena in un incidente automobilistico e come riabilitazione un medico gli prescrive di fare lunghe cavalcate. In questo modo Cooper divenne un ottimo cavallerizzo, qualità che gli spianerà la strada soprattutto nel cinema western.
Anche se inizialmente il giovane Frank al cinema non pensava proprio, il suo desiderio era quello di diventare un disegnatore o in alternativa un giornalista.
La svolta avviene quando la famiglia si trasferisce nel 1924 da Helena a Los Angeles. Un giorno passeggiando per Hollywood Boulevard fa amicizia con due giovani attori che sbarcano il lunario facendo le comparse in scadenti film western a 10 dollari al giorno.
I due lo trascinano nel loro mondo e dal 1925 grazie alle sue qualità di cavaliere Cooper ottiene piccole parti in numerosi film western.
Dovranno passare due anni prima di ottenere il primo significativo ruolo anche se non da protagonista. La parte gliela procura la sua amante del tempo l’attrice Clara Bow.

Il film è “Ali” diretto da William Wellmann, gli basteranno cinque minuti di interpretazione di un aviatore della prima guerra mondiale destinato ad una inevitabile morte eroica per imporsi all’attenzione del pubblico e della critica.
La sua capacità di immedesimarsi completamente nel personaggio colpisce i dirigenti della Paramount che lo mettono sotto contratto. L’attore accettò e, su consiglio della sua agente Nan Collins, cambiò il proprio nome Frank James in Gary, dal nome della città omonima nello Stato dell’Indiana, che doveva evocare lo stile “duro e puro” del luogo.
Nel 1929 interpreta quello che lui ritiene il suo miglior western “L’uomo della Virginia” (paradossalmente Cooper considererà sempre un po’ sopravvalutato “Mezzogiorno di fuoco”). L’anno dopo gira con Marlene Dietrich “Marocco” per la regia di Josef Von Stenberg con il quale ebbe qualche attrito perchè riteneva che il grande regista viennese privilegiasse nel film la Dietrich.
In questi anni la sua vita sentimentale è particolarmente animata e dopo Clara Bow, Cooper ha delle relazioni con l’attrice Lupe Vélez e con Dorothy Caldwell Taylor, ex moglie dell’aviatore inglese Claude Grahame-White, nota anche come contessa Dentice di Frasso.
Nel 1933 sposerà Veronica Balfe, un’esponente dell’alta società newyorkese, che aveva lavorato brevemente come attrice sotto il nome di Sandra Shaw e che era nipote dello scenografo Cedric Gibbons, con lei avrà una figlia Maria (1937).

La sua carriera fa un ulteriore balzo in avanti grazie al sodalizio con il regista Frank Capra per il quale gira “E’ arrivata la felicità” e “Arriva John Doe” (1941). In entrambe le pellicole Cooper incarnerà i personaggi a lui più familiari, uomini integerrimi coinvolti in losche macchinazioni politiche o affaristiche.

Sempre nel 1941 vince il suo primo Oscar con il “Sergente York”. Nel 1949 la carriera di Cooper subisce una battuta d’arresto a causa di una storia extraconiugale dell’attore. King Vidor sta girando “La fonte meravigliosa” che ha per protagonista maschile Cooper e per protagonista femminile la bella Patricia Neal. I due si innamorano sul set ed iniziano una storia che ben presto trapela negli ambienti di Hollywood. Cooper ha 48 anni, travolto dalla passione per la ventitreenne attrice chiede il divorzio alla moglie.

Veronica Balfe si opporrà con ogni mezzo, minacciando anche di distruggere la sua carriera e cosi’ Cooper lascia nel 1951 Patricia e rimarrà sposato con la Balfe fino alla sua morte.
Per qualche tempo questa vicenda nuoce alla sua carriera che sembra impantanarsi in film di scarso spessore artistico e di modesto successo commerciale.
Sarà nel 1952, proprio “Mezzogiorno di fuoco” per la regia di Fred Zinnemann a rilanciarlo prepotentemente, grazie ad una memorabile interpretazione che gli farà vincere la sua seconda statuetta come miglior attore protagonista.
Nel 1955, è il grande interprete di Corte marziale, di Otto Preminger, seguito da La legge del Signore (1956) di William Wyler e da Arianna (1957) di Billy Wilder. Poi, Gary Cooper è protagonista di altri due grandi western: Dove la terra scotta (1958) di Anthony Mann e L’albero degli impiccati (1959) di Delmer Daves.
L’attore si ammala gravemente, non sappiamo esattamente quando, probabilmente per un cancro alla prostata (anche se in seguito fonti mai confermate hanno parlato di morte per SLA). Nel 1958 si converte al cattolicesimo anche se dalla famiglia faranno sapere dopo la sua morte che non si tratta di una conversione improvvisa e legata alla grave malattia bensi’ della conclusione di un lungo processo di avvicinamento alla fede iniziato addirittura nel 1950.

Nell’aprile del 1961, l’Academy Award decide di premiarlo con un Oscar alla carriera: James Stewart si presenta sul palco per ritirare la statuetta e rivela che l’amico è gravemente malato. Gary Cooper muore un mese dopo, il 13 maggio 1961 di lui fortunatamente rimangono un centinaio di interpretazioni che hanno fatto la storia del cinema.

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