L’incredibile eterocefalo glabro

C’è un roditore che resiste al dolore, alla mancanza di ossigeno, allo stress da invecchiamento, ai tumori, alla mancanza di cibo ed acqua ed alle temperature estreme. Una specie di superman, pardon di “supermouse” che vive nelle zone pre-desertiche del Corno d’Africa.

L’eterocefalo glabro fu descritto, per la prima volta, dal biologo tedesco Eduard Rüppell nel 1842, misura circa 12–13 cm di lunghezza, coda compresa ed ha, oltre ad un aspetto non propriamente accattivante, numerosi ed incredibili caratteristiche.

L’eterocefalo è un animaletto che sviluppa una forte eusocialità, ovvero un alto livello di organizzazione sociale, le loro colonie che possono raggiungere anche i 300 esemplari sono divisi rigidamente in caste:
la Regina, che è l’unica femmina che si riproduce e può raggiungere un peso di 80 grammi contro i 30 grammi di media degli operai
i Soldati, maschi e femmine, incaricati di difendere la colonia tra cui ci sono almeno 3 maschi incaricati di fecondare la Regina. Nel caso che la Regina muoia è tra le soldatesse che dopo un’accanita lotta emerge la nuova Regina
gli Operai, incaricati di scavare le gallerie, badare ai cuccioli e cercare il cibo, insomma i “factotum” della colonia. Gli operai, ambosessi, sono sterili, non sappiamo cosa è che provoca l’incapacità fecondativa di quest’ultima casta, le ipotesi prevalenti sono che sia conseguenza di un diverso dosaggio ormonale oppure di uno stress indotto dalla stessa Regina.

Nel periodo di estro, la regina può accoppiarsi anche con tre maschi ed è recettiva ogni due, tre mesi, già durante la fase di allattamento. Le figliate, abitualmente cinque in un anno, possono raggiungere una media di 14 piccoli.

La dieta di questi piccoli roditori è costituita prevalentemente da radici e tuberi, una parte del cibo viene stoccata in speciali “magazzini”, l’altra parte viene consumata senza intaccare l’esterno che rimane quindi ben piantato nella terra, rigenerandosi. Una sorta di procedimento agricolo ante litteram!
La colonia degli eterocefali può estendersi fino a 4 km di gallerie che vengono scavate attraverso un perfetto ed organizzato sistema cooperativo, davanti un operaio aggredisce il terreno e lo sbriciola con i due possenti incisivi che sono posti sopra alle labbra dell’animale (in modo che queste possano rimanere chiuse ed evitare di ingoiare terra e sabbia). I detriti cosi sbriciolati vengono scalciati dalle zampette dell’operaio apripista al secondo della fila che a sua volta li fa rotolare a quello che segue, fino ad arrivare all’ultimo, “disgraziato” operaio che sta sulla soglia dell’entrata della colonia e che getta il terriccio scavato fuori, formando caratteristici monticelli.
L’ultimo della fila è veramente “disgraziato” perchè risulta esposto agli attacchi dei predatori ed infatti frequentemente fa una brutta fine, immediatamente sostituito da un altro operaio.
La camera centrale della colonia è scavata intorno ai due metri di profondità ed è scelta in base al fatto che conservi una temperatura stabile intorno ai 30° centigradi.
Infatti questi animaletti oltre a perdere il pelo nel corso dell’evoluzione hanno “smarrito” il potere termoregolatore del corpo e quindi sono costretti se hanno caldo, a scendere nei cunicoli più profondi in cerca di frescura, se hanno freddo invece a risalire verso la superficie o ad ammucchiarsi nella camera centrale per riscaldarsi vicendevolmente.
Gli eterocefali glabri risalgono in superficie solo per migrare in una nuova colonia.

Tra le tante stranezze di queste creature c’è quella di non sentire il dolore! Questi roditori sono privi della sostanza P, un neurotrasmettitore in grado di “comunicare” l’informazione del dolore al cervello. Sono in grado di vivere e lavorare anche in presenza di pochissimo ossigeno (fino al 3%) senza riportare alcun danno e vivono fino a 28 anni contro gli 1 o 2 anni di un comune topolino.

Come se non bastasse questi animaletti dall’aspetto cosi alieno non soffrono di tumori. Nessuno di loro sviluppa una qualsiasi forma di cancro!
Studiare la fisiologia e la biologia di queste creature potrebbe quindi aprire scenari impensati nella lotta contro i tumori.

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