La rivoluzione del web

Ogni euro investito nella ricerca di base torna con ingenti interessi in termini ci crescita e sviluppo economico. Si tratta di un’assioma tanto evidente quanto ancora poco compreso da politici ed economisti, eppure ci sono migliaia di esempi che possono corroborare questa banale verità.
Forse quello più eclatante è la nascita del web e conseguentemente di tutto quello che sbrigativamente e sommariamente chiamiamo “internet”.
Negli anni ottanta dello scorso secolo la comunità dei fisici delle particelle era costituita da diverse migliaia di ricercatori sparsi in alcune decine di centri, università e laboratori per tutto il globo. Essi avevano un disperato bisogno di condividere, quasi in tempo reale, i loro studi ed i loro fallimenti, i dubbi e le analogie connesse alla loro ricerca.
Nel 1989 uno sconosciuto informatico che lavorava per il CERN Tim Berners-Lee presento al proprio capo dipartimento un progetto visionario per “un sistema di informazione distribuita”.
Pur con qualche perplessità il progetto fu trovato interessante quanto audace e Berners-Lee ebbe disco verde per lavorarci.
In poco meno di un anno, prima ancora del Natale del 1990, Berners-Lee ed i suoi collaboratori inventarono la più grande rivoluzione nel campo della comunicazione dopo l’invenzione della stampa di Gutenberb (1448-1454): era nato il World Wide Web.
I principali protocolli di gestione di questo nuovo modo di condividere ed informare erano messi a punto dalla squadra di programmatori del CERN guidata da Berners-Lee e davano “vita” a quelle sigle un po’ criptiche che ancora oggi sono la base di questa architettura informatica: url, http, html.
Nel 1991 il web funzionava ed era usato dalla comunità dei fisici delle particelle per il quale era stato progettato.
Dal CERN al Fermilab, dall’Università dell’Illinois allo Stanford Linear Accelerator tutti usavano il World Wide Web inventato da Berners-Lee condividendo in tempo reale, documenti ed immagini.
Nel 1991 avviene il secondo fatto che porterà il web dalle aule dei fisici delle particelle al resto del mondo, con una legge il Congresso americano consente che la rete ad alta velocità ARPANET, costruita per esigenze militari, diventi di pubblico uso.
E’ la conflagrazione finale.
Nel 1993 l’allora direttore del CERN l’italiano Carlo Rubbia, pur apprezzando il potenziale del web ritenne che non fosse compito del CERN promuoverlo.
Fu cosi’ che Tim Berners Lee accettò l’offerta di Mike Dertouzos del MIT, lasciando il CERN per il Laboratory for Computer Science (LCS) del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, presso cui nel 1994 fondò il World Wide Web Consortium (W3C).
Nello stesso anno l’Università dell’Illinois mise a punto il primo browser per il web: “Mosaic”. Nei venti anni successivi il web invaderà ogni spazio possibile dell’attività umana, in campo economico, politico, sociale, ludico. Nasceranno gigantesche corporation come Google o Amazon in grado di generare volumi di affari per miliardi di dollari.
Tutto questo investendo in proporzione all’enormità del ritorno economico, sociale e culturale niente altro che briciole.

** in foto Il computer NeXT Cube utilizzato da Tim Berners-Lee come primo Server Web, esposto al Museo Microcosm del CERN

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