Il corpo di Giorgio Montefoschi

Ambientato tra l’Alto Adige e Roma, “Il corpo”, diciassettesima opera di Giorgio Montefoschi (classe 1946) pone al centro della narrazione due fratelli, Giovanni e il più giovane Andrea, giornalista tormentato e passivo, entrambi innamorati di Ilaria, commessa quarantenne legata sentimentalmente ad Andrea.
Da una storia cosi elementare e perfino scontata scaturisce un romanzo nei quali i dettagli dei luoghi, quelli del paesaggio e quelli interiori, danno spessore alla fragilità dell’essere umano ed all’inevitabile declino che lo scandire del tempo segna implacabile.
Il corpo in tutte le sue sfumature rappresenta il perno sul quale gira la vicenda che si dipana per circa un anno: il corpo concupito di Ilaria, quello malato di Giovanni colpito da un infarto quasi all’inizio del romanzo nell’amato Alto Adige, quello dell’amica di famiglia Ada che si spegne uccisa da un male incurabile, il corpo indolente del depresso fratello Andrea.
Anche Giovanni è tormentato da una profonda insofferenza per la quotidianità famigliare, per il tempo che passa, per l’amore incondizionato della moglie Serena che non sfocia mai però nell’ingenuità e che anzi percepisce quasi senza bisogno di parole l’allontanarsi del marito.
Montefoschi descrive anche un “corpo sociale” quello della buona borghesia romana e della sua totale perdita di valori e di riferimenti esistenziali e sociali.
Il romanzo che poggia su un ampio e ben strutturato uso dei dialoghi, sempre essenziali, minimalisti, a volte apparentemente disadorni si legge di un fiato e ci riconsegna un autore in forma smagliante.

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