Il caso Di Bella

Per cinque mesi, da gennaio a maggio 1998, l’Italia viene travolta dal ciclone Di Bella. Centinaia di migliaia di persone si convincono che è stata scoperta una cura rivoluzionaria per curare il cancro e che Stato, medici e case farmaceutiche congiurano per tenerla nascosta ai cittadini.
Il merito di questa “cura miracolosa” è di un vecchio professore ottantacinquenne ex titolare della cattedra di Fisiologia di Modena, Luigi Di Bella.
L’artefice di questo ciclone è uno sconosciuto tour operator tale Ivano Camponeschi che si è assicurato l’esclusiva della comunicazione di questo anziano e sconosciuto medico di provincia. Camponeschi inizia a girare per giornali e televisioni con una valigetta ricolma di lettere di ringraziamento di malati guariti dalla miracolosa “cura Di Bella”.
Assicura che il vecchio professore, dalla chioma candida e dallo sguardo ieratico, “buca lo schermo” ed ottiene l’interesse di Vittorio Feltri, direttore de “Il Giornale”, di Italia 1 e della trasmissione di Michele Santoro “Moby Dick”.
Il principio “attivo” della cura Di Bella è un ormone la somatostatina. Il caso esplode quando il pretore di Maglie, un paese della Puglia, impone la somministrazione gratuita della cura Di Bella ad un bambino di due anni affetto da una forma incurabile di cancro al cervello.
A niente valgono gli appelli di Silvio Garattini, illustre ricercatore italiano in campo farmacologico che mette in guardia dal somministrare cure che non siano state testate in modo scientifico.
Si apre la bagarre che coinvolge il Consiglio Superiore della Sanità, il Ministro competente, all’epoca Rosy Bindi e l’entourage di Luigi Di Bella, il figlio e lo spregiudicato tour operator che fa da “manager” all’anziano medico.Il Ministro della Sanità firma un’ordinanza che impone a Di Bella di consegnare entro venti giorni la documentazione scientifica di almeno 100 casi curati con la somatostatina ed al contempo ne autorizza la sperimentazione.
Di Bella di fatto non ottempererà alla richiesta dell’autorità sanitaria nazionale trincerandosi dietro il segreto professionale.
Il 14 gennaio si arriva addirittura ad un confronto televisivo su Canale 5 tra il Ministro Bindi e Luigi Di Bella che esce vincitore nel confronto barricandosi dietro una cortina di altruismo, sobrietà e apparente disinteresse personale.
Il governo ribadisce che si pronuncerà sull’efficacia della cura soltanto dopo che la multi terapia Di Bella passerà positivamente al vaglio della sperimentazione.
L’ex sconosciuto medico di provincia però ormai è un divo televisivo e partecipando nel mese di febbraio ad una trasmissione su Rai 2 dichiara di non fidarsi dell’imparzialità della trasmissione.

La cura Di Bella diventa un caso anche politico ed Alleanza Nazionale cavalca l’ondata di irrazionale speranza che suscita negli italiani e convoca insieme all’entourage del professore una manifestazione di sostegno a Roma.
Il 16 febbraio 1998 oltre 15.000 persone sfileranno per le vie della capitale.
Si apre un braccio di ferro tra Di Bella ed i suoi sponsor politici ed il governo per arrivare ad un decreto che consenta la somministrazione gratuita della somatostatina che costerà alle casse dello stato qualcosa come 1.800 miliardi di lire.
Naturalmente questo farmaco non ha niente di miracoloso e nessuno è mai veramente guarito per effetto della cura Di Bella. Lo afferma il professor Schally, Premio Nobel per la medicina 1977 che conosce bene questo ormone ed i suoi derivati e sa che gli effetti della somatostatina durano non più di tre minuti. Rincarano la dose altri due Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini ed anche la Commissione Unica sul farmaco sottolinea l’assenza di qualunque serie riscontro scientifico sulle potenzialità della cura Di Bella.
Si arriva cosi al mese di maggio ed i risultati della sperimentazione confermano quanto medici e scienziati e persone non obnubilate sapevano già, la cura non produce alcuna guarigione.
Il fenomeno che ha alimentato la speranza di migliaia di malati e delle loro famiglie, uno squallido confronto politico, un scontro giudiziario e quasi duemila miliardi di spesa sanitaria inutile si sgonfia.
I risultati furono pubblicati sul British Medical Journal. Vennero inoltre osservate in via complementare (anche se questo non rientrava negli scopi della sperimentazione) le curve di sopravvivenza dei pazienti sottoposti allo studio. Tutte rientravano nei parametri delle curve di sopravvivenza relative alle specifiche forme di tumore in assenza di trattamento: in poche parole quei pazienti non avevano avuto alcun beneficio né terapeutico né in termini di allungamento della sopravvivenza con il multitrattamento Di Bella.
Luigi Di Bella morirà nel luglio del 2003.

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