Milano da bere

Milano nella prima metà degli anni Ottanta è una città trasgressiva, dinamica, disinvolta, patria d’elezione dello yuppismo nostrano. Centro di potere del socialismo craxiano, governata dai sindaci Tognoli e Pillitteri, per l’appunto cognato del segretario socialista,  la città è più che mai “locomotiva” d’Italia, soprattutto grazie ad un sistema di potere tra politica ed affari che qualche anno dopo sarà parzialmente disvelato da Mani Pulite.
E’ insomma la “Milano da bere” immagine di una città caratterizzata dalla percezione di benessere diffuso, dal rampantismo arrivista e opulento dei ceti sociali emergenti e dall’immagine “alla moda”.
Questa definizione che ebbe un grande successo mediatico è derivata dallo spot di un noto amaro ideato nel 1985 da Marco Mignani.
Lo slogan accompagnava le immagini di una tipica giornata milanese, una città che «rinasce ogni mattina, pulsa come un cuore; Milano è positiva, ottimista, efficiente; Milano è da vivere, sognare e godere», mostrata secondo la tecnica dei fotogrammi accelerati, chiudendosi con il claim “Milano da bere”.

E’ il tempo delle contrapposizioni edonistiche più che sociali tra i giovani,  che si dividono tra Paninari,  Punk,  Metallari,  Dark,  Rockabilly ed i cosiddetti China ovvero, i “cinesi”. Il  fattore  discriminante era  soprattutto  l’estrazione sociale  di provenienza.  I Paninari ad esempio erano i figli della borghesia medio alta e quindi, anche dotati delle potenzialità economiche che permettevano loro l’acquisto di capi d’abbigliamento dal valore ragguardevole: come i piumini Moncler o le scarpe Timberland.  Con  il  tempo i paninari furono fagocitati da ideologie destrorse, mentre  metallari e china, nel  complesso, virarono a sinistra.

Lo stile di vita di quegli  anni trova riscontro anche nelle  trasposizioni cinematografiche e televisive: da “Sotto il vestito niente” 1 e 2 dei fratelli Vanzina, a  “Yuppies, ragazzi di successo” sempre  del duo romano, a “Sogni d’oro” di Nanni Moretti a “Sposerò Simon Le Bon” di Carlo Cotti. Al di fuori del periodo storico di riferimento, la Milano da bere è stata raccontata nel film “Lo spietato” del 2019, diretto da Renato De Maria e interpretato da  Riccardo Scamarcio.

Come tutte le sbornie il risveglio è stato duro ed opaco ed ha avuto il volto della caduta della cosiddetta Prima Repubblica e l’appannamento dell’immagine di una città ormai non più capitale morale d’Italia.

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