La scoperta della P2

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Nel 1981 Licio Gelli ha 62 anni. Figlio di un mugnaio del pistoiese ha fatto molta strada da quando ancora giovanissimo, appena diciottenne, partì volontario nel 735mo battaglione Camicie Nere per partecipare alla Guerra civile spagnola in aiuto delle truppe nazionaliste del generale Francisco Franco. Proprio nei combattimenti di Malaga morì il fratello maggiore Raffaello.
Adesso è un miliardario che possiede due aziende che producono materassi (una è la famosa Permaflex), commendatore grazie ai buoni uffici di Giulio Andreotti, amico personale di Paolo VI (scomparso nel 1978), maestro venerabile della Massoneria, amico del dittatore rumeno Ceausescu ma soprattutto è capo di una delle organizzazioni segrete più potenti d’Italia che conta in totale 962 persone 500 delle quali fanno parte dell’Italia che “conta” e gli hanno giurato fedeltà ed obbedienza, la loggia segreta Propaganda Due, detta brevemente P2.
Di ognuno dei 500 adepti conserva una scheda contenente segreti, vizi inconfessabili, donazioni in denaro per accedere alla Loggia dell’Italia che “conta”.
Alle sue “dipendenze” ha 43 membri del Parlamento, 120 tra banchieri, ministri delle Finanze e del Tesoro presenti e passati, i vertici dei servizi segreti, Vittorio Emanuele, proprietario, amministratore delegato e direttore del Corriere della Sera (Angelo Rizzoli, Umberto Tassan Din e Franco Di Bella), Romolo Dalla Chiesa, fratello del generale, Umberto Ortolani, Michele Sindona, Roberto Calvi ed anche uomini dello spettacolo, Alighiero Noschese, un giovane Maurizio Costanzo (l’unico che poi pubblicamente si “pentirà” di questa iscrizione) e perfino Claudio Villa, che pure si professa comunista e che qualche tempo prima ha tenuto un concerto per gli operai della Permaflex.
E naturalmente un giovane imprenditore lombardo, sempre in cerca di finanziamenti e con strani rapporti con Cosa Nostra: Silvio Berlusconi.
Gelli è un uomo potente che non esiterà, quando si farà intervistare da Costanzo sul Corriere della Sera che controlla totalmente a rispondere alla domanda “Come vorrebbe descriversi” con un lapidario ed inquietante “Come il burattinaio”. Gelli ha anche elaborato un piano denominato “Piano di rinascita democratica” che prevede la modifica profonda ed eversiva della nostra Costituzione introducendo il controllo del potere esecutivo sulla magistratura, la messa fuorilegge del Partito Comunista, la riduzione del ruolo dei sindacati a corporazioni di marca fascista, il controllo politico sulla stampa e la televisione.
La sera del 16 marzo 1981 una sessantina di agenti della Guardia di Finanza coordinata dai magistrati Gherardo Colombo e Giuliano Turone si muovono da Milano per perquisire quattro residenze riferibili a Gelli: Villa Wanda ad Arezzo, la sua abitazione privata, l’hotel Excelsior dove il “Maestro Venerabile” riceve politici, industriali e faccendieri, un’azienda di Frosinone e gli uffici di un’azienda che produce calzature a Castiglion Fibocchi.
Ed è proprio in quest’ultima sede che i finanzieri fanno bingo.
Scoprono i documenti e la famigerata lista della classe dirigente italiana che ha giurato fedeltà a Licio Gelli.
Le carte vengono fotocopiate e consegnate ai magistrati segretamente, mescolandole addirittura ai faldoni di un’altra inchiesta per terrorismo in corso.
Per tre giorni la pubblica opinione non sa nulla. Colombo e Turone si sono resi conto di aver messo le mani su una polveriera.
Poi il 20 marzo esce un lancio Ansa che rivela gli esiti della perquisizione della GdF ma scambia la lista dei 500 per l’elenco in mano a Sindona degli italiani che hanno illegalmente esportato capitali all’estero. Gelli risponde sdegnosamente con un comunicato che nega di aver mai avuto a che fare con Sindona e si dice pronto a difendersi in via giudiziaria.
I due magistrati si sono immediatamente resi conto di trovarsi al centro di una vera e propria cospirazione democratica e chiedono udienza al Presidente del Consiglio in carica il democristiano Arnaldo Forlani che li riceve il 22 marzo.
Colombo e Turone si trovano di fronte al Capo di Gabinetto del Presidente il prefetto Semprini. I due insistono per parlare soltanto con Forlani: hanno di fronte l’affiliato alla P2 tessera 1637.
Forlani capisce di essere circondato, lo stesso ministro della Giustizia del suo governo Adolfo Sarti è un affiliato della P2, si barrica nella speranza che possa trattarsi di una gigantesca operazione di ricatto messa in atto da Gelli, invita i magistrati a tenere segreta la cosa ed aspettare ulteriori approfondimenti dell’indagine. Forlani cerca insomma di prendere tempo.
Sarà un giovane deputato radicale Massimo Teodori a intimare a Forlani di pubblicare la Lista dei 500, in caso contrario lo avvisa Teodori ci avrebbe pensato lui ad informare la pubblica opinione.
La Lista esce e terremota il quadro politico italiano, travolge il dicastero Forlani costretto a dimettersi quando si apprende che ben tre suoi ministri sono affiliati alla P2.
Il 12 dicembre 1981 il Parlamento vota lo scioglimento della loggia segreta Propaganda Due, mentre Il Corriere della Sera, vero e proprio organo d’informazione gelliano passa di mano, viene acquistato da Gemina e direttore diventa Alberto Cavallari, nei suoi tre anni di direzione il suo impegno principale fu ripulire la testata giornalistica dagli uomini della P2.
Intanto Gelli ha cercato rifugio in Argentina all’epoca governata da una feroce dittatura militare che sta sterminando gli oppositori veri e presunti gettandoli, dopo inaudite torture, da aerei nell’oceano.
Quasi trenta anni dopo, il novantenne Gelli si vantarà che il suo Piano di Rinascita Democratica era in fase di applicazione grazie ad un suo ex adepto: Silvio Berlusconi.

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