L’italiano che sfidò i colossi agroalimentari americani

E’ il 10 dicembre 1979 ed il maltempo imperversa sui cieli della Romagna. Un aereo privato, un Learjet 25 marche I-AIFA, partito da Londra due ore prima e diretto a Forli, chiede di poter atterrare a Bologna ma l’aeroporto è chiuso per le pessime condizioni atmosferiche. I piloti contattano allora il piccolo aeroporto di Rimini ma questi non risponde, decidono allora di tentare l’atterraggio a Forli, durante la planata l’aero perde il controllo e si va a schiantare contro una palazzina di Via Rosselli, allineata con la pista d’atterraggio.
Nel terribile schianto perdono la vita Libero Ricci (52 anni) e sua figlia Fiorella (21) che guardavano la televisione, i due piloti e l’uomo più ricco d’Italia, il settantunenne Serafino Ferruzzi.
Al momento della sua morte aveva una liquidità stimata in oltre 1.000 miliardi di lire italiane, se avesse voluto avrebbe potuto comprare la Fiat e magari un altro paio di grosse imprese.
Ferruzzi, nato nel 1908 si era laureato in agraria nel 1942, pochi mesi prima del tracollo militare italiano. La guerra gli aveva insegnato che la terra ed il mangiare sarebbero stati il futuro dell’Italia per questo nel 1948 con altri due soci fonda quella che sarebbe divenuta nel 1956 la Ferruzzi & C.
L’attività della società era il commercio di materie prime agricole, in particolare cereali. Inizialmente Ferruzzi si limitava a ritirare le partite di merce al porto di Ravenna, ma con l’aumentare dei traffici negli anni Cinquanta la società iniziò a dotarsi di una rete di silo per lo stoccaggio situati inizialmente nei maggiori porti italiani.
Poi, questo uomo schivo e riservato, decide di misurarsi con il più grande mercato dei cereali del mondo e si insedia tra Chicago, dove c’è la più importante borsa valori cerealicola del pianeta e New Orleans, alla foce del Mississipi, dove orzo, segale, frumento vengono stoccati prima di essere spediti in tutto il mondo compresa l’Unione Sovietica.
Ferruzzi non ha paura di sfidare le cinque “grandi sorelle” del settore, che governano letteralmente il pianeta e decidono in base ad accordi commerciali e politiche di prezzi chi deve vivere e chi patire la fame. Ben presto la Cargill, la Continental, la Bunge y Born,la Dreyfus e la Andrè sono costretti a fare i conti con questo italiano che non esita a sfidarli nel loro “sancta sanctorum”.
Ferruzzi diventa un broker che sfida il potere di questo cartello al punto che la Cargill e la Dreyfus decidono di intentargli causa per concorrenza sleale.
Per questo era su quell’aereo il 10 dicembre del 1979 tornava da Londra dove aveva avuto un incontro con i suoi avvocati per prepararsi alla “madre di tutte le cause”.
Quando muore nello schianto del suo jet contro la villetta dei Ricci, Serafino Ferruzzi è anche ammalato di un cancro alla laringe, lascerà il suo immenso patrimonio che nel frattempo si era espanso anche verso altri settori con società come la “Italiana olii” e la “Calcestruzzi” ai suoi figli Idina, ALessandra, Arturo e Franca.
La Ferruzzi è decapitata ha perso il suo padre-padrone ed in questo vuoto di potere si aprono le porte della gestione della più importante azienda italiana al marito di Idina, il giovane e rampante Raul Gardini, ma questa è un’altra storia….

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