Alla ricerca dei buchi neri primordiali

La ricerca è da poco entrata nell’era dell’astronomia gravitazionale e multimessaggero. Ci aspettiamo nei prossimi anni scoperte e conferme sui fenomeni ancora più incerti e dibattuti dell’attuale modello cosmologico.
Uno di questi è la verifica dell’esistenza dei cosiddetti buchi neri primordiali ipotizzati negli anni Settanta dello scorso secolo da Stephen Hawking e dai suoi collaboratori.
Secondo la teoria più accreditata i buchi neri si formano dal collasso di supernove o dalla fusione di due stelle a neutroni, esisterebbero però dei buchi neri che si sarebbero formati prima dalla produzione stellare, nei primissimi anni di vita dell’Universo.
L’ipotesi è che le fluttuazioni quantistiche, subito dopo il Big Bang, portarono alla distribuzione della materia che oggi osserviamo nell’Universo in espansione, alcune di queste fluttuazioni di densità potrebbero essere state abbastanza importanti da provocare la nascita dei buchi neri in tutto l’Universo prima ancora della formazione delle stelle.
Osservare a una distanza pari a un redshift di 40 dovrebbe essere alla portata di diversi esperimenti gravitazionali attualmente in fase di progettazione: se questi strumenti dovessero rilevare eventi di fusione tra due buchi neri oltre il limite della formazione stellare, allora la teoria sui buchi neri primordiali sarebbe confermata.
Questo è uno dei risultati che speriamo di raggiungere con l’astronomia gravitazionale e multimessagero.

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