Flammarion vs Jules Verne

Nel XVIII Secolo il dibattito sulla vita extraterrestre divampò e coinvolse scienziati, letterati, filosofi e teologi. Uno dei più celebri scontri di quell’epoca avvenne tra l’astronomo e divulgatore scientifico Nicolas Camille Flammarion ed il celebre romanziere, padre delle fantascienza, Jules Verne.
Flammarion nato nel 1842 e dal 1858 collaboratore dell’Osservatorio di Parigi pubblicò oltre cinquanta saggi divulgativi e romanzi con una forte base scientifica.
La prima opera che valse a Flammarion una fama che travalicò i confini nazionali fu “La pluralità dei mondi abitati” (La Pluralité des mondes habités) del 1862 che successivamente arricchi’ con nuovi paragrafi ed integrazioni di tipo scientifico.
Fervido sostenitore della vita aliena sui pianeti del Sistema Solare, egli sosteneva che su alcuni di essi era certamente similare a quella terrestre mentre su altri “la vita cambia di forma a seconda dele caratteristiche che la fanno apparire”.
Flammarion era convinto che persino il Sole fosse abitato.
Riguardo a Marte invece lo scienziato e divulgatore francese, influenzato dalla scoperta dei cosiddetti canali di Schiaparelli, sostenne con una pubblicazione del 1880 che essi fossero il prodotto di modificazioni geologiche o opere degli abitanti di Marte per regimare i corsi dei fiumi.
Jules Verne, nato a Nantes nel 1928 quando Flammarion era giovane, era già uno scrittore affermato e molto prolifico. Padre insieme ad H.G. Wells della fantascienza forse la sua opera più riuscita, che coniuga avventura e rigore scientifico e “Dalla Terra alla Luna” (De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes) scritto nel 1865 prima parte di un dittico che si conclude nel 1870 con il romanzo “Intorno alla Luna”.
“Dalla Terra alla Luna” anticipa di circa un secolo il famoso allunaggio di Armstrong e soci ed in breve la trama è questa. I soci del Gun Club, associazione americana di artiglieri con sede a Baltimora, annunciano di avere inventato un cannone capace di sparare un proiettile in grado di raggiungere la Luna.
Questo annuncio scatena una feroce polemica tra scienziati ed i soci del club ed in particolare tra Impey Barbicane, il Direttore del Club e il capitano Nicholl suo avversario politico. Il lancio però è un successo, il proiettile raggiunge la Luna ma vi entra in orbita, non riuscendo ad allunare. L’equipaggio dovrà mettere a frutto tutto il proprio ingegno per salvarsi la vita.
Nel romanzo mentre i tre intrepidi sono impegnati per cercare di tornare a casa, il proiettile orbita intorno al nostro satellite e vedendo il lato nascosto della Luna si rendono conto che essa è desolatamente inabitata.
I biografi di Verne dicono che il grande romanziere, poco prima di morire, nel 1905, consegnò il manoscritto ai nipoti, convinto che di li a poco, l’uomo sarebbe andato davvero sulla Luna e chiedendo loro di verificare se le sue previsioni si sarebbero rivelate esatte.
Flammarion stroncò “Dalla Terra alla Luna” convinto dell’esistenza dei fantomatici seleniti, gli abitatori della faccia nascosta del nostro satellite, irridendo la potenza visionaria di un’opera che oltre un secolo prima predisse che sarebbero stati gli Stati Uniti ad esplorare per la prima volta la Luna, con un equipaggio di tre uomini e ritornando a casa con un ammaraggio, e soprattutto senza trovare alcuna presenza di vita aliena.
Insomma per una volta la fantascienza batteva inesorabilmente la scienza.

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