Tex ed il politically correct

Ammettiamolo il nostro eroe non è certamente un campione del “politicamente corretto”. Prendiamo una delle minoranze più importanti d’America e conseguentemente delle sue avventure: i neri.
Tex soprattutto nei primi cento numeri li chiama indifferentemente “carboncino”, “palla di neve”, “sacco di carbone” e persino “testa incatramata”, oltre al più ordinario e spregiativo negro.
Non parliamo poi del modo con qui si esprimono qui siamo alle macchiette tipo Via col Vento: «E adesso buona negra brebarare buona gena ber duddi» o “Si, badrone!”.
Sia chiaro Tex è tutt’altro che razzista, oltre ad essere il difensore del Popolo Rosso per eccellenza (a parte quando deve rimettere a posto qualche banda di razziatori apache o comanches) durante la Guerra Civile americana si è schierato con gli Unionisti che come si sa, rappresentavano gli anti schiavisti del sanguinoso conflitto americano.
Le prove del suo antirazzismo sono però molteplici, nel n. 40 salva un malcapitato nero dal linciaggio, nel n. 94 si tuffa incurante del pericolo in una zona di mare pullulante di squali per salvarne un altro. Nel 209 non esita a mettersi contro un intero paese per impedire l’ennesimo linciaggio di uno sventurato di colore. E potremmo proseguire a lungo con gli esempi.
Con il passare dei numeri però iniziano le limature nel modo di rappresentare i neri nella saga texiana, prima di tutto si attenua fino a sparire il linguaggio semianalfabeta e da orso bagonghi della gente di colore e poi si rarefanno le allocuzioni più irrisorie tipo “palla di neve” o “sacco di carbone”.
Certo il nome dei personaggi di colore che appare più frequentemente rimane (c’è bisogno di dirlo?) Tom, ma Tex diventa sempre più democratico nel trattarli.
Stessa sorte tocca ai cinesi, altra comunità con cui il nostro ranger ha più volte a che fare per sconfiggere sinistre organizzazioni criminali spesso impegnate nel traffico di oppio.
ANche in questo caso gli appellativi non sono proprio il massimo del politicamente corretto: “musi di limone”, “facce di zafferano” oppure “ometti”.
Anche i cinesi parlano con la classica L al posto della R, “plego padlone” per intenderci.
L’astuzia dei cinesi è ben rappresentata in numerose avventure che hanno fatto la storia della saga texiana, con lo sfondo affascinante di San Francisco come nei numeri 110, 172 e 382.
Semmai è un po’ ripetitivo il modo con cui sconfigge questi emuli della mafia cinese. Tex arruola un certo numero di picchiatori con i quali fa irruzione nei locali dove la setta ha il suo quartier generale che distrugge allegramente stroncando i loschi traffici.
Per concludere questa breve carrellata di Tex ed il politicamente corretto non può mancare il rapporto con i “mangiatortillas” o “le teste di formaggio”, ovvero i messicani.
Gli abitanti a sud del Rio Bravo sono spesso descritti come infidi e codardi che devono essere messi al loro posto da un sapiente uso di cazzotti e rivoltellate.
Negli ultimi anni però il politicamente corretto ha preso il sopravvento anche su Tex e gli sceneggiatori stanno molto più attenti di prima nell’uso del linguaggio e nella rappresentazione di stereotipi che in taluni casi, possono suonare, involontariamente offensivi.
E peccato se questo rinnovata attenzione ha fatto perdere un po’ di sanguigna spontaneità del nostro eroe preferito.

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