Scienza e magia, ovvero la vita spericolata del dottor Katterfelto

La consapevolezza che virus e batteri sono microorganismi in grado di farci ammalare e talvolta morire è relativamente recente. Ancora per buona parte del XIX secolo si pensava, ad esempio, che la malaria fosse portata per l’appunto da aria viziata, malsana e che l’influenza fosse causata da influssi negativi dei pianeti.
Ci vorranno gli studi di Pasteur per sgombrare il campo da queste credenze e dare a virus e batteri ciò che è dei virus e dei batteri.
Nell’epoca dei Lumi però tutto questo era ancora di la da venire e non raramente strani personaggi a metà strada tra il ciarlatano, l’illusionista e lo scienziato in erba si aggiravano per città e paesi propinando ad un pubblico non necessariamente incolto uno strano impasto di trucchi e dimostrazioni scientifiche.
Il personaggio forse più famoso e controverso è stato probabilmente il dottor Katterfelto. Nato in Prussia nel 1740 si traferi’ con la famiglia in Inghilterra nel 1776 e pur vivendoci per moltissimi anni non imparò mai bene la lingua, parlando sempre un inglese maccaronico con un fortissimo accento prussiano.
Il suo spettacolo itinerante proponeva trucchi magici, dimostrazioni scientifiche e dibattiti sulla salute.
Le sue dimostrazioni che comprendevano elettricità, chimica ed idraulica lasciavano a bocca aperta il pubblico, soprattutto la parte meno acculturata. Katterfelto lasciava intendere che questi “prodigi” erano merito dei poteri che gli conferiva la sua inseparabile gatta nera ed il nostro disinvolto mago non esitava a vendere gattini neri, spacciandoli per cuccioli della potente gatta, facendo intendere che essi trasmettevano ai possessori le stesse mirabolanti capacità.
L’animaletto però che fece la fortuna del dottor Katterfelto era molto più piccolo di una gatta: si trattava di minuscoli microorganismi invisibili ad occhio nudo.
Katterfelto infatti era entrato in possesso di un microscopio, strumento messo a punto un centinaio di anni prima da un molatore olandese Antoni van Leeuwenhoek che per primo, senza riconoscerli, aveva notato i batteri presenti in una goccia d’acqua.
La gente faceva la fila per osservare nel “miscroscopio solare” questi “animalucci” presenti nell’acqua o in una goccia di sangue. Fu però nella grande epidemia di influenza di Londra del 1782 che Katterfelto, oltre ad assurgere al massimo della notorietà, collegò primo fra tutti la malattia con i vorticanti “animalucci”.
Dopo aver debitamente terrorizzato il suo pubblico sulla pericolosità dei batteri, anche se Katterfelto non li chiamava ovviamente cosi’, il Mago vendeva un rimedio per l’influenza che ottenne l’unico risultato di scatenargli contro l’intera classe medica londinese stufa della popolarità crescente del ciarlatano venuto dalla Prussia.
Stretto tra l’inefficacia del suo rimedio, l’ira dei medici ed una corrosiva satira che si tradusse in una commedia scritta apposta sul suo personaggio dal titolo emblematico “Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere”, Katterfelto iniziò a girare per l’Inghilterra rurale.
Un giorno nel tentativo di lanciare un pallone aerostatico da poco inventato dai fratelli Montgolfier incendiò un fienile di un agricoltore. Lo spiantato Katterfelto non aveva soldi per ripagare il contadino e per questo fu condannato ed incarcerato.
Scarcerato si trasferì n Francia dove girando di paese in paese messe a punto un nuovo trucco di derivazione scientifica. Katterfelto si era informato accuratamente sul magnetismo per questo nei suoi spettacoli infilava un elmetto metallico in testa alla figlia che assicurava con delle cinghie sotto le ascelle. A questo punto usando una grande calamita sollevava la figlia fino al soffitto.
Il buon Katterfelto non riusci’ comunque a replicare l’enorme successo avuto grazie agli “invisibili animaletti” raccolti in una goccia d’acqua o di sangue. Passerà il resto della sua vita a girare di paese in paese, oberato dai debiti, alla vana ricerca della fama (e dei lauti guadagni) perduti.
A lui però va riconosciuto il fatto che sia stato il primo ad associare le malattie all’azione dei batteri e dei virus, quando si dice che a volte scienza e magia corrono su una sottile linea di confine.

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