Storia della scienza e della filosofia

Cloro si, cloro no

Il cancro alla vescica è una delle patologie più diffuse tra i tumori, tra i fattori di rischio che concorrono a svilupparlo c’è il fumo, il contatto con coloranti, addirittura l’utilizzo di trapani a colonna. Ed incredibilmente c’è una quota di tumori alla vescica provocati dal consumo di acqua depurata con il cloro. Praticamente l’acqua dei nostri rubinetti.
Negli Stati Uniti secondo studi epidemiologici circa 4500 casi di tumore alla vescica dipendono direttamente dall’assunzione di acqua depurata con il cloro.
Intendiamoci bene la clorurazione dell’acqua è stata forse la più importante misura di igiene pubblica attuata nella storia dell’umanità.
Il cloro fu usato per la prima volta per disinfettare l’acqua a Maidstone, in Inghilterra, nel 1897 durante un’epidemia di febbre tifoide.
Il gas dal colore verde pallido in realtà si conosceva già dal 1774 grazie agli esperimenti di un chimico tedesco, Scheele, che lo generò trattando il sale da cucina (cloruro di sodio) con acido solforico e biossido di manganese. Scheele notò come il gas sciogliendosi nell’acqua emanava un odore oppressivo per la respirazione e soprattutto che questa soluzione avesse un forte potere sbiancante su fiori e foglie.
Quest’ultima peculiarità si rivelerà estremamente importante nella produzione del cotone. Il cotone che viene filato è grigio e prima di tingerlo deve essere candeggiato. Fino ad allora questa procedura si faceva spruzzando i tessuti con latte acido e poi distendendoli su vasti terreni erbosi lasciando al sole il compito di sbiancarli.
Quando si introdusse la candeggiatura attraverso l’uso del cloro si recuperarono per l’agricoltura grandi estensioni di terreno fin li utilizzati per l’antico procedimento. L’introduzione della clorurazione dell’acqua dopo il 1897 ha salvato decine di migliaia di vite umane perchè il cloro è una sostanza molto reattiva capace di uccidere molti microrganismi, a questa reattività si deve però anche la presunta connessione con l’insorgenza del cancro alla vescica.
Il cloro reagisce con una serie di composti organici presenti nelle acque superficiali e derivanti da alghe, liquami di fogna ed altri materiali animali e vegetali formando organocloruri una parte dei quali sono cancerogeni. Quelli più pericolosi sono stati chiamati trialometani (THM).
Da una parte quindi dovremmo bere di più perchè questo processo aiuta ad espellere una serie di sostanze potenzialmente cancerogene dall’altra l’acqua disinfettata con il cloro è portatrice di trialometani che sono sostanze a loro volta cancerogene.
Un bel rebus!
Per chi vuole ridurre al massimo i rischi una possibilità è l’acqua minerale che non viene depurata con il cloro oppure l’uso di specifici depuratori, avendo l’accortezza però di cambiare i filtri con estrema regolarità per non peggiorare l’assunzione di acqua potenzialmente pericolosa.

In ogni caso occorre sempre, come per l’assunzione di farmaci, valutare il rapporto costi/benefici ed una cosa è certa, senza il cloro nell’acqua dei nostri rubinetti forse avremmo qualche migliaio di casi l’anno in meno di cancro alla vescica e molte migliaia di casi in più di altre malattie infettive.

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