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Uno sbirro non lo salva nessuno

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L’Italia è un paese di misteri, spesso oscuri e torbidi, che non trovano risposte e spiegazioni dopo decine di anni di investigazioni, inchieste, dibattiti, campagne.
Uno di questi, purtroppo uno dei tanti è quello che riguarda Emanuele Piazza, ex poliziotto sparito da Palermo a 29 anni, nel 1990. Dimessosi dalla Polizia entrò nei servizi segreti, l’allora SISDE, con l’incarico di ricercare pericolosi soggetti latitanti di Cosa Nostra.
Lo scrittore palermitano Giacomo Cacciatore ricostruisce questa vicenda drammatica e inquietante nel libro-verità “Uno sbirro non lo salva nessuno” (p. 192; 18,00 euro), che ha come sottotitolo “La vera storia di Emanuele Piazza, il Serpico palermitano” Dario Flaccovio Editore.
Per mesi dopo la sparizione persino parenti ed amici negarono che Piazza lavorasse per i servizi segreti, ci volle l’intervento di Giovanni Falcone per chiarire questo aspetto. Sarà poi lo stesso assassino diventato collaboratore di giustizia a rivelare come Piazza attirato con l’inganno in un magazzino sia stato prima strangolato e poi dissolto nell’acido nelle campagne intorno a Capaci, proprio il luogo dove troverà la morte il giudice Falcone.
Cacciatore chiarisce con una narrazione tutta basata su atti giudiziari e documenti gran parte dei misteri che girano intorno alla morte di questo giovane “sbirro” che girava con i tasca una lista di 136 pericolosi latitanti.

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