Star Trek Discovery: lunga vita e prosperità

Dodici anni dopo la conclusione dell’ultima serie di Star Trek “Enterprise” (2005), torna per tutti gli appassionati della più celebre serie di fantascienza della tv, una nuova produzione realizzata da CBS All Access e distribuita da un paio di settimane in Italia sulla piattaforma Netflix.
Premesso che tra tutte le serie della saga, rimangono insuperate la Classic con gli attori feticcio William Shatner (Capitano Kirk) e Leonard Nemoy (il vulcaniano Mr. Spock) e Next Generation con con Patrick Stewart nei panni del capitano Picard, “Star Trek Discovery”, almeno per i primi tre episodi trasmessi in Italia, si presenta come un buon prodotto che rispetta, almeno nei canoni principali, l’universo trekkiano.
Ambientata dieci anni prima degli eventi della serie originale “Discovery” è stata ideata da Bryan Fuller e Alex Kurtzman e tra i produttori esecutivi c’è Eugene Roddenberry figlio di Gene Roddenberry, creatore della fortunata ed ultra cinquantennale serie televisiva.
Il punto di forza di Discovery, oltre ovviamente a migliori effetti speciali, è stato senza dubbio il riadattamento del mondo di Star Trek senza per questo snaturarlo. Fuller e Kurtzman hanno la dichiarata ambizione, vedremo se ci riusciranno nel prosieguo dei dieci episodi che costituiscono la prima stagione, di spiegare il presente attraverso un viaggio nel futuro.
Un esempio fra tutti il fanatismo religioso dei Klingon che assomiglia tanto ad un certo radicalismo islamico.
Le premesse per una serie di ottimo livello ci sono tutte, ma un giudizio definitivo sarà possibile soltanto con i titoli di coda dell’ultimo episodio.

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