Hugh Everett III e gli universi paralleli

Nato nel 1930 a Washington Everett era un uomo strano, quasi eccentrico. Dotato di un’intelligenza fuori del comune studiò matematica, chimica e fisica discutendo una tesi PhD sotto la supervisione di uno dei più grandi fisici americani di tutti i tempi John Wheeler. Subito dopo il dottorato però abbandonò la fisica probabilmente perchè le sue teorie risultavano alquanto bizzarre ed in qualche modo sconfessate dallo stesso Wheeler.

Come per gli artisti incompresi o disprezzati che raggiungono successo e notorietà dopo la loro scomparsa, anche la dissertazione del 1956 di Everett divenne un classico della fisica soltanto dopo la sua prematura scomparsa a 51 anni, ucciso probabilmente da un eccessivo consumo di alcol e sigarette.
Il titolo originario della sua teoria era “Relative State formulation of quantum mechanics” soltanto successivamente venne ribattezzata, nella rielaborazione di Bryce DeWitt, “Interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica”.

Everett sosteneva che siccome la meccanica quantistica funzionava perfettamente nella scala dell’infinitesimamente piccolo doveva per forza funzionare altrettanto bene anche nella scala del macrocosmo.
Dato che nell’universo ogni cosa era formato da materiale quantico tutto l’insieme doveva essere pensato come una gigantesca onda quantica di possibilità esistenti contemporaneamente.
In una simile prospettiva non accade mai nessun collasso. Tutte le possibilità esistono contemporaneamente.
In questo contesto l’universo si biforca ogniqualvolta che dobbiamo effettuare una scelta come esito di un esperimento o di qualunque altra cosa.

Di conseguenza devono esistere molti insondabili universi paralleli, in cui tutte le possibilità, tutti i fatti alternativi, esistono.

Secondo Everett siamo circondati da mondi e storie paralleli. In base a questa interpretazione in un universo parallelo magari io sono già morto, ed in un’altro sono una pop star!

Indubbiamente per la fine degli anni cinquanta si trattava (e per un certo verso si tratta ancora) di un’idea bizzarra che certamente non era stata accolta positivamente dalla comunità scientifica di allora.

Negli ultimi anni invece molti rinomati fisici hanno rispolverato la teoria di Everett conducendo seri studi. Certamente nessuno ha ancora potuto confermare sperimentalmente (e per la verità neppure smentire) l’esattezza di quanto previsto da Everett, rimane il fatto che l’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica è forse la spiegazione più affascinante del perchè la realtà in cui viviamo non è una sovrapposizione di possibilità quantiche: le possibilità che restano fuori dalla nostra esistenza sono comunque reali ma avvengono in mondi diversi e paralleli.

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