Le città sotterranee della Cappadocia

La Cappadocia un tempo era quella che possiamo definire la Turchia centrale, adesso la regione che prende questo nome è molto più piccola di quello che era l’antico regno di Cappadocia di epoca ellenistica.
Ponte privilegiato di accesso tra l’Asia e l’Europa, questa regione è stata per secoli terra di invasioni e di occupazioni dagli ittiti ai romani, dai bizantini ai turchi.
Questa regione è dal punto di vista antropologico, culturale e storico di straordinaria importanza. Qui è stata ritrovato, ad esempio, un affresco risalente ad otto o novemila anni fa, considerato il più vecchio manufatto artistico ritraente un paesaggio. Bidimensionale, questo murale che è lungo circa due metri e mezzo rappresenta un vulcano a due coni in eruzione.
E’ proprio dalle eruzioni cataclismatiche di milioni di anni fa, la Cappadocia, o meglio per essere più precisi la regione dell’Hasan Dag, che prima era un enorme lago si riempi’ di strati di cenere che andarono a depositarsi l’uno sull’altro per uno spessore di centinaia di metri.
Quando il calderone si raffreddò quegli strati si consolidarono in tufo. Una colossale eruzione finale sparse sopra i 26.000 km quadrati di questa regione un manto di lava che lasciò una sottile crosta di basalto sopra la friabile distesa di tufo.
Questa peculiarità del terreno ha fatto si che le città dell’antica Cappadocia siano state costruite non sulla Terra, ma “dentro” la Terra.
Il tufo infatti è una roccia molto morbida che permette di scavare con estrema facilità anche in presenza di rudimentali attrezzi.
Intorno al 700 a.c. alcuni insediamenti umani con attrezzi dalla punta di ferro iniziarono a scavare quelle che in Turchia con un linguaggio poetico sono chiamati “camini delle fate”. Alcune buche erano grandi poco più di un piccione, altre potevano contenere agevolmente un essere umano, altre ancora erano grandi come un albergo a tre piani.
Le buche per i piccioni avevano lo scopo di attirare questi animali per recuperare i loro escrementi, preziosi per concimare le vigne, le patate e le famose albicocche dolci.
Nessuno sa quante città sotterranee ci siano in Cappadocia. Al momento ne sono state scoperte otto più molti altri insediamenti minori.
La più grande ed importante è quella di Derinkuyu.
Derinkuyu fu scoperta casualmente nel 1965 quando un’abitante di una casa rupestre sfondò inavvertitamente una parete trovando una stanza che portava ad un’altra stanza che portava ad una terza e cosi via. Gli archeologi trovarono un reticolo enorme di stanze interconnesse che scendeva nel terreno per circa 18 piani e novanta metri!
La città sotterranea di Derinkuyu si stima potesse ospitare fino a 30.000 persone. Una galleria larga abbastanza perchè ci passassero tre persone uno accanto all’altra e lunga svariati chilometri collegava
Derinkuyu ad un’altra città sotterranea.
Alcuni ritengono che i primi costruttori di queste città sotterranee fossero gli Ittiti per sfuggire alle invasioni dei Frigi.
Certo è che lo scopo di queste città scavate nel tufo era essenzialmente difensivo. Per accedervi era necessario seguire cunicoli che a malapena permettevano il passaggio di un guerriero alla volta concedendo cosi ai difensori un vantaggio strategico nella difesa quasi insuperabile.

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