Il re della megafauna

L’Africa è il continente con la più antica presenza umana sul nostro pianeta, nonostante questo ed il saccheggio secolare delle risorse naturali animali e vegetali, ancora oggi il continente africano è l’unico posto sulla Terra nella quale la megafauna è sopravvissuta in specie e quantitativi significativi.
L’espressione principale della megafauna africana è l’elefante. Si stima che durante l’epoca di Darwin dovessero esserci oltre dieci milioni di esemplari, in un rapporto di proficuo equilibrio con gnu e zebre. Alternandosi con i reciproci movimenti migratori i primi disboscavano ed i secondi permettevano la ricrescita del manto forestale, mantenendo cosi un delicato equilibrio nell’ecosistema.
La presenza sempre più aggressiva dell’uomo ha costretto i grandi pachidermi per salvarsi dall’estinzione ad “accettare” di rimanere chiusi in aree isolate e protette: i parchi.
In particolare tra gli anni 70 e gli anni 80 dello scorso secolo gli elefanti impararono, volenti o meno, a rimanere dentro queste oasi relativamente sicure stretti come erano dalla crescente povertà del continente africano e dai “desideri consumistici” delle cosiddette “tigri del sud-est asiatico” che avevano fatto schizzare alle stelle il costo dell’avorio.
Man mano che il prezzo dell’avorio passò da 20 dollari al chilo a oltre 200, i bracconieri si scatenarono e neppure i parchi furono più sicuri per i pachidermi.
Negli anni Ottanta erano morti più della metà del milione e trecentomila esemplari di elefanti africani. In Kenya, ad esempio, ne restavano circa 19.000 ammassati nel piccolo parco dell’Amboseli.
Il bando internazionale al commercio d’avorio e l’ordine di sparare a vista sui bracconieri rallentò il massacro, ma non lo fermò completamente soprattutto fuori dai parchi, con la scusa di difendere le colture e le persone.
Questa costrizione in uno spazio chiuso ha minato l’ecosistema. Le acacie della febbre gialla che un tempo circondavano le paludi dell’Amboseli sono sparite distrutte dagli elefanti in soprannumero in uno spazio cosi angusto ed impossibilitati a compiere gli antichi riti migratori in cerca di cibo.
Man mano che i parchi si trasformano in pianure senza alberi le gazzelle e gli origi rimpiazzano gli animali che brucano le foglie come le giraffe ed i bushbuck.
Gli elefanti corrono cosi il rischio di una nuova estinzione quella della progressiva scomparsa del cibo. L’estinzione di questo animale sarebbe una perdita incalcolabile, si tratta del più grande animale terrestre. Mediamente, i maschi misurano 6-6,5 metri di lunghezza, circa 3,2-3,7 metri di altezza al garrese e il peso si aggira sui 3800–5100 kg, a volte raggiungono anche gli 8000 kg: sono pertanto mediamente più grandi dei maschi di elefante asiatico.

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