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Il pianete mancante

Nel 1766 l’astronomo tedesco Johann Daniel Titus scopre una curiosità matematica sui pianeti del sistema solare, essi sembrano infatti rispettare una regola matematica abbastanza semplice, se si misurano le distanze in unità astronomiche (1 U.A. è uguale alla distanza media tra il Sole e la Terra) l’ennesimo pianeta del Sistema Solare si troverà alla distanza media dal sole di 0,4UA+0,3x(2 alla enne-1).
Stabilita quindi la distanza di 0,4 UA per Mercurio Titus calcola le posizioni dei pianeti allora conosciuti e nota come nella sequenza matematica manchi qualcosa tra Marte e Giove.
Prima di Titus il filosofo tedesco Christian Wolff nel 1724 aveva notato questa strana sequenza matematica senza però formulare ipotesi in proposito citando il matematico scozzese Gregory che era stato il primo a parlarne nel 1702.
Sarà però l’astronomo tedesco Johan Elert Bode sei anni dopo Titus a codificarla a livello internazionale tanto che questa curiosa bizzarria matematica prenderà il nome di legge di Titus-Bode.
Nel 1781 avviene il primo colpo di scena, un astronomo anglo-tedesco William Herschel scopre un nuovo pianeta: Urano. E guarda caso il nuovo pianeta si trova esattamente nella posizione n. 7 prevista dalla legge di Titus-Bode!
Ringalluzzito da questa scoperta che sembra confermare la sua legge Bode insiste che deve esserci per forza un pianeta collocato tra Marte e Giove e ne calcola perfino la distanza: 2,8 UA dal Sole.
Parte cosi una vera e propria caccia al pianeta mancante. Nel 1800 un gruppo di astronomi in Germania ci proverà in modo sistematico ma senza successo.
Un anno dopo Giuseppe Piazzi, astronomo italiano e direttore dell’Osservatore di Palermo durante le ricerche di una stella si imbatte in un oggetto sconosciuto e dopo 24 osservazioni continuative escluderà che si tratti di un pianeta, ritenendolo una cometa, battezzandola Cerere, la dea romana dell’agricoltura.
Per diversi mesi Cerere che si è portata vicino all’asse solare non sarà più osservabile e rintracciare un oggetto cosi piccolo e scoperto casualmente si rivelera’ piuttosto complicato.
Sarà Carl Friederick Gauss a sviluppare un metodo matematico che permette di stabilire l’orbita di un oggetto celeste soltanto con tre osservazioni.
Grazie al metodo Gauss, gli astronomi Von Zack ed Olbers (quello del paradosso per intenderci) intercettano Cerere il 31 dicembre 1801 nella posizione prevista da Gauss.
Il 28 marzo del 1802 Olbers durante una nuova osservazione scopre del tutto casualmente un altro oggetto celeste in quella porzione di cielo. Viene battezzato Pallade, mentre gli astronomi iniziano a dubitare della legge di Titus-Bode: va bene un pianeta tra Marte e Giove, ma addirittura due!
Nel 1804 l’astronomo tedesco Harding scopre un nuovo pianeta sempre tra Marte e Giove che chiamerà Giunone. Troppa grazia!
Il 19 marzo 1807 Olbers scopre un quarto pianeta poco lontano: Vesta.
Tra il 1845 e il 1849 la lista si allunga decisamente: Astrea, Ebe, Aurora, Flores, Metis ed Igea. Il caos sembra regnare tra fisici ed astronomi.
Finalmente dal 1850 inizia ad affermarsi l’idea di una fascia di asteroidi, negli anni a venire verranno scoperti decine di asteroidi in una fascia di 180 milioni di km compresa tra Marte e Giove.
Il mistero era risolto.

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