Tex ed i Navajos

Tex Willer oltre ad essere un ranger è anche, Aquila della Notte, il capo bianco dei Navajos oltre che loro agente indiano.
L’incontro con i Navajos di Tex è tumultuoso, nel numero 7 della serie “Il patto di sangue”, il nostro eroe viene catturato dagli indiani e messo al palo della tortura. Una fine orribile sembra segnata quando una giovane e bellissima indiana, figlia del capo Freccia Rossa, salva Tex: ella propone la celebrazione di un matrimonio tra i due. Il ranger acconsente per motivi di forza maggiore, ma ben presto tra l’eroe e la giovane navajo nasce una vera relazione sentimentale che porterà alla nascita dell’unico figlio di Tex, Kit.
Entrando a far parte della tribù Tex assume il nome indiano di Aquila della Notte. Ben presto il nostro ranger conquista la fiducia dei Navajos tant’è che alla morte del capo Freccia Rossa gli anziani lo eleggono Capo di tutte le tribù Navajos.

Ma chi sono in realtà i Navajos o Navaho?
Il nome “Navajo” deriva dal termine “Navahuu” che nella lingua Tewa, parlata da alcune popolazioni del sud-ovest, significa campo coltivato in un piccolo corso d’acqua.
Essi abitavano (e abitano) una vasta area dell’Arizona settentrionale e in una parte dei territori dello Utah e del New Mexico.
Etnicamente questi nativi americani (che sono oggi il gruppo più numeroso sopravvissuto) appartenevono al gruppo delle “nazioni” Apache che intorno al 1500, provenienti dal nord, si stanziarono in un vasto territorio che si estende dall’Arizona al Texas occidentale e dal Colorado al nord del Messico entrando in conflitto con le popolazioni Pueblo che già vivevano in quei territori.
In realtà gli apache non si consideravano una nazione in senso stretto del termine ma piuttosto la loro identità si fondava sui clan familiari.

Discesi dalle regioni fredde dell’America del Nord, si insediarono intorno al 1500 nel bacino del San Juan trasformandosi in una nazione semi-nomade che viveva principalmente di agricoltura e secondariamente di allevamento.
Queste capacità come agricoltori li distinse  dalle altre nazioni apache che identificavano i Navajos come abili contadini.

I Navajos non avevano il culto della guerra e del coraggio individuale bensi’ misuravano il loro valore nella capacità di fare razzie (in genere ai danni dei Pueblo) che recassero fruttuosi bottini in termine di bestiame e successivamente all’arrivo degli europei, cavalli.

La loro struttura sociale polverizzata in tantissimi clan, l’utilizzo della guerriglia come forma di combattimento e di razzia, la conformazione geografica del territorio resero i Navajos una delle tribù più ostiche da sottomettere per gli Stati Uniti.
In prossimità della Guerra di secessione americana, il governo degli Stati Uniti per garantirsi l’appoggio dell’Arizona e del Nuovo Messico decise di porre fine al problema delle razzie e di confinare le popolazioni più bellicose, in particolare i Mescalero e i Navaho a Bosque Redondo, una riserva del Nuovo Messico.

Fu incaricato di questa missione Kit Carson, si proprio lui, il miglior pard di Tex che inizialmente cercò di raggiungere questo obiettivo attraverso trattative,  ma l’enorme frammentazione dei clan portò inevitabilmente all’avvio di una vera e propria campagna militare (1863-64).

Il risultato fu un vero massacro: agli oltre 1000 caduti durante la guerra si aggiunse la deportazione a piedi di circa 8000 Navajos verso Bosque Redondo con una marcia forzata di 300 miglia, nel corso della quale persero la vita le persone più deboli.

I cinque anni di confinamento a Bosque Redondo, località malsana,  furono drammatici per i nativi americani che nel 1868 firmarono un trattato con il governo degli Stati Uniti che pose fine al confinamento a Bosque Redondo e definì i confini di una nuova riserva posta a cavallo fra gli stati americani di Arizona, Nuovo Messico e Utah che costituì la base della riserva Navajo definitiva, chiamata anche Navajo Nation.

Il popolo dei Navajo conta oggi circa 250.000 persone e costituisce il gruppo etnico più numeroso fra i nativi americani, stanziato in un vastissimo  territorio del nord est dell’Arizona.  La riserva  Navajo, che supera in estensione ben 10 dei 50 stati degli USA, gode di autonomia amministrativa e la nazione rappresenta uno dei pochi esempi di conservazione di una forte identità amerinda all’interno della società statunitense, allo stesso tempo i Navajos hanno saputo integrarsi in una società moderna senza per altro rinunciare ai propri valori di base.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.