Scienza

Ancora su Trappist-1

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Il sistema Trappist-1 di cui ci siamo occupati più volte su questo blog continua a far parlare di se. L’ultima occasione è stato lo studio coordinato da Vincent Bourrier dell’osservatorio astronomico di Ginevra che utilizzando il “vecchio” ma ancora utilissimo Hubble ha analizzato la quantità di radiazione ultraviolette scagliate dalla stella sui sette pianeti del suo sistema.
Le nane rosse come sappiamo sono le stelle più comuni dell’universo ed hanno un’aspettativa di vita, per cosi dire, grande quanto l’età stessa dell’universo.
Sono però stelle che non soltanto scaldano meno, di quelle come il nostro Sole, ma particolarmente turbolente.
Bourrier ha ipotizzato in base ai dati raccolti che i tre pianeti più interni del sistema, Trappist-1b, c, e d, potrebbero aver perso in otto miliardi di anni una quantità d’acqua pari a circa 20 volte tutti gli oceani della Terra.

Infatti per ricevere il calore necessario alla possibile evoluzione di forme di vita i pianeti che orbitano intorno ad una nana rossa devono essere molto più vicini al loro astro visto il minor calore di questa tipologia di stelle, cosi facendo pero’ si espongono a vere e proprie tempeste di radiazioni ultraviolette che di fatto spazzano via l’atmosfera di questi pianeti prima che si possano formare le condizioni per lo sviluppo della vita.

Sempre secondo i dati raccolti da Bourrier i pianeti più esterni di Trappist, compresi e, f e g che risiedono nella fascia abitabile, dovrebbero aver perso molta meno acqua e quindi potrebbero averne conservata un po’ sulla superficie.

Fintanto pero’ che astronomi ed astrobiologi non potranno disporre del nuovo e potentissimo telescopio spaziale il James Webb (che dovrebbe essere lanciato nel 2018) gli sforzi per conoscere meglio questo affascinante sistema planetario che dista 40 anni luce da noi, rimarranno forzatamente incompiuti.

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