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Tex ed il massacro del Settimo Cavalleria

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Sono numerose le incursioni nella Storia di Tex Willer ed anche se ad alcuni lettori appassionati queste immersioni negli eventi reali della storia del West americano non piacciono troppo perchè i nostri eroi finiscono per essere un po’ schiacciati dagli avvenimenti alcune di queste “full immersion” sono particolarmente godibili.

E’ il caso degli albi 490,491 e 492 ovvero Congiura contro Custer, Le grandi praterie e Little Bighorn nei quali si rievoca la strage del Settimo Cavalleria, forse la vittoria indiana più importante e famosa di tutta l’epopea western.

Il ritratto che emerge di George Armstrong Custer è senza dubbio piuttosto attinente a quello reale, si dipinge un uomo vanaglorioso, dotato di un coraggio o di un’incoscienza quasi infantile, arrogante e arrivista, profondamente innamorato della moglie Libbie.

La storia scritta da Nizzi e disegnata dal bravissiomo Giovanni Ticci culmina nella battaglia del Little Bighorn.
Ma cosa accadde realmente tra il 25 e 26 giugno 1876 nei pressi del fiume Little Bighorn nella parte orientale del Territorio del Montana?

Fin dai primi mesi dell’anno 1876 migliaia e migliaia di indiani avevano abbandonato le loro riserve per trovare ospitalità nei territori del nord dove risiedevano i cosiddetti “ostili”, ossia quei gruppi di indiani che non accettavano di essere rinchiusi all’interno delle riserve.
Perciò i comandi militari americani avevano predisposto una spedizione armata composta di 3 diverse colonne di soldati che trovasse e riportasse nelle riserve tutti quegli indiani.

Una colonna era guidata dal gen. George Crook, un’altra dal gen. John Gibbon e la terza dal gen. Alfred Terry, quest’ultima comprendeva anche il Settimo Cavalleria al comando del tenente colonnello George A. Custer.

La colonna di Terry prese le mosse da ovest, per la precisione da Fort Abraham Lincoln nel Territorio del Dakota. Al loro seguito c’erano i carri (oltre 150) ed i muli (un enorme contingente) dei rifornimenti.

La campagna partita agli inizi di giugno si sviluppo’ con alterne vicende fino al 22 giugno quando Custer che precedeva le colonne di Terry e Gibbon trovò tracce consistenti del villaggio indiano e le seguì.
Gli scout al seguito di Custer furono in grado di arrivare fino ad un punto di osservazione distante appena 14 miglia dal grande villaggio e orientato a est del fiume Little Bighorn nelle prime ore della notte del 24 giugno.

Dopo una lunga marcia forzata nella notte tra il 24 ed il 25 giugno – al termine della quale gli scout che accompagnavano Custer dissero che vi erano tracce di un enorme accampamento di indiani ostili – il “Generale” cosi amava farsi chiamare Custer, pur essendo un tenente colonnello, decise di dividere le proprie forze in 4 gruppi diversi: il primo, il più consistente, comprendeva le compagnie C, E, F, I e L.

In questo gruppo c’erano 13 ufficiali e 198 soldati (di cui 7 furono allontanati un po’ prima della battaglia finale), 3 civili (compreso il giornalista Mark Kellogg) e 2 scout.
La compagnia C fu affidata al Capitano Tom Custer (fratello di Custer) e la compagnia L al Tenente James Calhoun, cognato di Custer.
Un distaccamento al comando del maggiore Reno fu mandato nella valle del fiume Little Bighorn per attaccare da quella posizione i nativi mentre, un ultimo distaccamento al comando del capitano Benteen pare avesse ordini molto generici e controversi.

Custer dispone il suo reggimento secondo una classica e da manuale manovra a tenaglia, come per altro aveva già fatto nel 1868 durante la battaglia del Washita.

Il primo ad entrare in contatto con il nemico fu il maggiore Reno che si rese ben presto conto che la coalizione di Lakota e Cheyenne settentrionali erano molti di più di quanto immaginato e soprattutto che erano tutt’altro che in fuga.

Dopo aver inviato un messaggero a Custer, Reno arrestò la colonna a poche centianaia di metri dal gigantesco villaggio indiano e fece smontare da cavallo i suoi uomini disponendoli come disponevano i manuali del tempo in una lunga linea di schermaglia.

In questo modo ogni cinque soldati ve n’era uno che teneva i cavalli per gli altri e questo di per sè ridusse la capacità di fuoco del 20%.

Inizio’ presto un nutrito scambio di fucilate a distanza tra i due schieramenti e fu allora che Reno realizzò che la disposizione di forze era di circa 5 a 1 a favore degli indiani.
Reno probabilmente a questo punto perde il controllo ed ordina una ritirata che ben presto si trasforma in una rotta precipitosa che causerà la perdita di tre ufficiali e 29 soldati e la dispersione di una parte del distaccamento verso un boschetto poco distante l’ansa del fiume.

L’eco della fucileria conduce in soccorso di Reno e dei superstiti che si sono arroccati su una piccola altura il distaccamento comandato dal capitano Benteen. L’arrivo di Benteen e del suo distaccamento servì a salvare il gruppo comandato da Reno dalla completa distruzione. A loro si unì poco dopo anche McDougall e la carovana dei rifornimenti portando il numero dei presenti a 14 ufficiali e 340 soldati.

La paura di essere sopraffatti indusse Benteen e Reno a non muoversi dalla posizione che fortificarono con trincee nonostante sentissero in lontananza un’intenso scambio di fucileria dove Custer aveva portato improvvidamente il suo contingente.
Questo atteggiamento in seguito fu molto criticato e probabilmente un’azione decisa dei 350 soldati agli ordini di Benteen e Reno avrebbe offerto una chance di salvezza allo scriteriato Custer.

Custer intanto aveva spinto le sue forze verso il guado di Medicine Tail Culee proseguendo verso nord dove gradualmente era stato costretto alla battaglia.
Sovrastato da forze numericamente molto superiori Custer arretra e punta verso la Calhoun Hill, qui la compagnia guidata dal tenente Harrington si dispone verso ovest mentre il resto dei soldati del Settimo Cavalleria si trova sparpagliato intorno alla collina.
Custer si attesta su Last Stand Hill ove organizza l’ultima difesa, alcuni soldati perdono il controllo e si isolano nei dossi vicini dove vengono facilmente sopraffatti dagli indiani.

In meno di trenta minuti l’intero comando di Custer viene annientato.
Questa una delle teorie storiche sulla fine di Custer e del suo contingente ma ci sono anche altre ipotesi, che negano l’immagine romantica dell’ultima difesa sul colle intorno alle bandiere del reggimento e vuole che Custer ed i suoi siano stati sgominati e massacrati con una sola carica dei circa duemila sioux e cheyenne.

Nella storia raccontata nei numeri 490,491 e 492, i nostri eroi Tex e Carson assistono sgomenti ed impotenti al massacro finale del Settimo Cavalleria.

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