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La vita spericolata e maledetta di Steve McQueen

Alle 15.45 del 7 novembre 1980, a soli cinquanta anni, stroncato da un tumore probabilmente contratto da giovane quando era sotto le armi, moriva una delle ultime grandi espressioni dello star system hollywoodiano: Steve Mc Queen.

Era la conclusione di una vita tragica e contraddittoria, sempre condotta sul filo, da un uomo segnato fin dalla nascita avvenuta a Beech Grove il 24 marzo 1930.

Figlio di uno stuntman squattrinato e violento che presto lo abbandonerà, con una madre Julian, ragazza disadattata che inizierà a prostituirsi per mantenersi, passando da un uomo all’altro, il giovane Steve cresce nella sconfortante sensazione di essere solo.

Semi analfabeta, il suo rapporto con l’istruzione era disastroso, probabilmente molestato da uno dei partner scappa e fuggi della madre,  con cui avrà un pessimo rapporto per tutta la vita, ritenendola responsabile della sua “vita di merda”, dedito fin da giovanissimo all’alcool, incapace di rapporti profondi McQueen passerà la gioventù da un posto all’altro, sballottato dalla madre e dai suoi pellegrinaggi in cerca di un uomo che la mantenesse.

Inevitabilmente, per un principio elementare di autodifesa, McQueen si indurirà: sempre pronto a fare a botte, entrerà per un paio di volte in riformatorio.
Nella sua vita prima di diventare uno dei più grandi ed iconoci attori del grande schermo farà un’infinità di mestieri, flirtando con l’attività criminale più di una volta.
Nel 1947, per tre anni si arruola nel Corpo dei Marines, dove probabilmente contrarrà per via di una continua esposizione all’amianto, il mesetelioma che lo ucciderà a soli 50 anni.
Nell’esercito il carattere ribelle di Steve McQueen cozzerà ben presto con il rigido formalismo gerarchico (siamo alla fine degli anni quaranta) e al termine dei tre anni di ferma, potrà “vantare” al suo attivo ben sette degradazioni.
Allo stesso tempo, in situazioni di stress e di pericolo McQueen darà il meglio di se stesso, riuscendo a sorprendere superiori e camerati, famoso un episodio avvenuto durante un’esercitazione in un lago del nord degli USA, in pieno inverno con una temperatura rigidissima.
Il soldato McQueen, era già stato degradato da caporale a soldato semplice, si lamenta del freddo, delle manovre, del pessimo cibo, si mostra indolente ed incattivito, fin quando alcuni barconi che trasportano reclute si rovesciano nell’acqua gelida del lago.
Lui è il primo a scattare, si getta nell’acqua, urlando ordini ai soldati (ed ufficiali) esterrefatti dall’accaduto e semi paralizzati e di fatto coordina le operazioni di soccorso. Come riconosciuto dagli stessi superiori se il bilancio dei morti non assumerà proporzioni spaventose in buona parte è merito della prontezza di spirito e del coraggio di Steve McQueen.

Ci sono poche cose al mondo che un giovane introverso, depresso e solitario come McQueen ama: la velocità e le motociclette (alla sua morte, la sua collezione di moto comprendeva oltre 100 modelli per un valore di vari milioni di dollari) e l’alcool.
Con le donne aveva il classico rapporto “scopa e fuggi”, dotato di un fascino irresistibile, mescolava l’aria da duro con improvvisi stati di tenerezza e fragilità, che accendevano nelle ragazze un erotico ed irresistibile senso materno.
Come questo giovane sbandato diventerà prima dei trenta anni uno dei migliori e più pagati attori di Hollywood rimane una delle tante manifestazioni di quello che chiamiamo il “sogno americano”.
L’incontro con la recitazione è frutto dell’altra passione infantile di Steve: il cinema. Fin da piccolo, probabilmente per annegare il vuoto assoluto della sua vita, condotta in condizioni di povertà estrema, sia materiale che spirituale, McQueen passa intere giornate al cinema.
Il suo idolo è Humprhey Bogart, e di  Bogey evolverà e migliorerà il personaggio  nel corso degli anni, attraverso una rappresentazione più versatile e complessa del “duro dal cuore tenero”.

Il segreto del suo successo come attore in fondo è banalmente semplice: McQueen reciterà se stesso ed in particolare quel giovane sbandato, duro, solitario ed introverso che è stato il segno distintivo della sua adolescenza e della sua gioventù.

Nel 1952, grazie a un prestito fornito agli ex soldati, incominciò a frequentare i corsi di recitazione presso l’Actor’s Studio di Lee Strasberg a New York. Dei 2000 candidati presentatisi alle selezioni, solo lui ed altri 4 riuscirono a entrare nella scuola. Nel 1955 Steve McQueen esordiva a Broadway.
Da li, l’esordio in un piccolo ruolo in Lassu qualcuno mi ama,  1956,  quindi una prodigiosa carriera con ruoli sempre più importanti in film come I magnifici sette, La grande fuga (forse il film che lo consacrerà definitivamente), Quelli della San Pablo, Bullit, Papillon, L’inferno di cristallo, Il cacciatore di taglie fino alla morte prematura, che meriterebbe un capitolo a parte.

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