Prima le donne e i bambini?

Questa espressione, di origine anglosassone, contraddistingue la precedenza da accordare in caso di disatri o gravi pericoli nelle operazioni di salvataggio, per l’appunto alle donne ed ai bambini, rispetto ai rappresentanti del genere maschile.

Contrariamente a quanto si possa pensare, questa espressione ed il codice morale che ne deriva, è relativamente recente.
Sembra che tutto sia nato con l’HMS Birkenhead, una nave trasporto truppe britannica che era naufragata al largo di Cape Town, in Sudafrica il 26 febbraio 1852. I soldati britannici erano rimasti disciplinatamente schierati in coperta mentre le donne ed i bambini (20 in tutto, mogli e prole di ufficiali) imbarcati sulla nave prendevano posto sull’unica lancia di salvataggio in dotazione alla nave. Soltanto 193 delle 643 persone imbarcate si salvarono e nessun ufficiale tra loro.
Il grande scrittore e poeta Rudyard Kipling esaltò in una poesia il valore delle truppe britanniche e la capacità del maschio anglosassone di padroneggiare la paura e l’istinto di sopravvivenza rispetto alla manifestazione più alta della cavalleria verso il genere femminile.
La frase specifica fece la sua prima apparizione nel 1860 in un romanzo di William Douglas O’Connor dal titolo Harrington: A True Story of Love.
Sfrondata da ogni retorica, questo episodio che avviene dopo secoli di navigazione per mare, si codificherà moralmente prima nei casi di naufragio e successivamente in tutte le situazioni di pericolo anche sulla terraferma.
Sempre per restare ad episodi clamorosi, dobbiamo citare il più celebre naufragio della storia navale, quello del Titanic avvenuto a causa di una collisione con un iceberg nella notte tra il 14 ed il 15 aprile 1912.
In quell’occasione su 1667 uomini a bordo se ne salvarono solo 338 pari al 20,27% mentre le 445 donne che sopravvissero al naufragio rappresentavano ben il 74,35% dei passeggeri di genere femminile imbarcati sul maestoso transatlantico della White Star Line.

In realtà se andiamo un po’ più a fondo e ripuliamo la realtà dalle approssimazioni retoriche un recente studio svedese del 2011, esaminando 16 naufragi che si sono verificati tra il 1852 e il 2011, ha evidenziato che il tasso di sopravvivenza delle donne sia appena la metà di quello degli uomini nell’ambito del predetto campione, mentre il tasso di mortalità infantile sia addirittura il più alto. Secondo lo stesso studio, sarebbero le scelte del capitano della nave a determinare l’eventuale trattamento preferenziale in favore di donne e bambini durante la situazione di pericolo

Insomma l’apoteosi del “prima le donne e i bambini” forse andrebbe trasformata in un più realistico “Si salvi chi può!”.

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