Le sterili polemiche sullo Ius Soli

La cosa che infastidisce sul dibattito molto “italiano” per l’introduzione della riforma della cittadinanza, semplificata con la formula dello Ius soli è la sua artificiosità, pretestuosità e provincialità.
Prima di tutto stiamo parlando di un provvedimento che una volta approvato riguarderà un pregresso di circa 800.000 casi ed a regime circa 58.000 potenziali richiedenti l’anno.
Potenzialmente, appunto, perchè è arbitrario che tutti gli aventi diritto abbiano poi questo grande desiderio di diventare cittadini italiani.
Il secondo elemento che meriterebbe un’attenta considerazione riguarda il testo di legge in discussione che rispetto alla legislazione dei principali paesi dell’Unione Europea è molto piu’ prudente e temperato.
Non basta infatti nascere sul territorio italiano per avviare il riconoscimento della cittadinanza ma occorre rispondere ad una serie di requisiti.
Ebbene questo strabismo per il quale quando ci fa comodo vogliamo riforme che si ispirano all’Europa e quando non ci fa comodo glissiamo bellamente è un’altro aspetto della natura “levantina” degli italiani che non riescono a razionalizzare e ad essere coerenti con quanto spesso predicano.
Quante volte si sente il ritornello per cui chiediamo che gli immigrati se vogliono dei diritti devono rispettare regole, norme e cultura del paese che li ospita?
Ma se questo è vero perchè impedire a coloro che sono nati in Italia e che lo desiderano di richiedere la cittadinanza? Se possibile questo è un modo ancora più pressante e cogente per inserirli all’interno del sistema di valori e di regole del nostro paese.
Infine come sempre quando si affrontano temi che riguardano diritti civili si dice che ci sono cose più urgenti da fare: la lotta alla disoccupazione, al terrorismo, l’economia che vacilla, l’ambiente…etc.
A parte la banale constatazione che questa obiezione renderebbe impossibile affrontare qualunque tema relativo ai diritti dei cittadini, approvare la riforma della cittadinanza ha implicazioni che si estendono oltre il riconoscimento di un diritto ma riguardano la sicurezza, l’economia, l’integrazione.

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