Scienza

Una galassia all’alba del tempo

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Nei primi giorni di aprile, sulla rivista Nature Astronomy, un team di ricercatori coordinati da Austin Hoag dell’Università della California, all’interno del quale ci sono diversi brillanti ricercatori italiani, ha pubblicato la scoperta di una piccola galassia, la cui fievole luce ha impiegato 13,1 miliardi di anni per giungere a noi.
Si tratta quindi di una galassia formatasi quando l’universo aveva poco più di 500 milioni di anni, ovvero meno del quattro per cento della sua età attuale.
In quella fase il nostro universo era diventato “trasparente” da relativamente poco tempo, si stima dai 300.000 ad un miliardo di anni dopo il Big Bang.
Dopo il Big Bang, l’universo era essenzialmente composto da idrogeno neutro, che blocca la radiazione luminosa. Sono state le prime stelle e con ogni probabilità le prime galassie che emettendo luce e radiazione ad alto contenuto energetico hanno ionizzato l’idrogeno permettendo alla radiazione elettromagnetica di propagarsi liberamente.
Osservare attraverso Hubble una galassia cosi lontana (il suo nome è MACS1423-z7p64) era impresa proibitiva, i ricercatori sono riusciti nell’intento sfruttando l’effetto di lente gravitazionale esercitato da un ammasso di galassie che si trova frapposto alla Terra ed esattamente allineato tra noi e la remota galassia. Questo fenomeno, predetto dalla Teoria della Relatività di Albert Einstein, ha amplificato la debolissima luce proveniente dalla galassia di ben dieci volte, rendendola così individuabile nelle riprese del telescopio spaziale Hubble. Una lente gravitazionale è un fenomeno caratterizzato dalla deflessione della radiazione emessa da una sorgente luminosa a causa della presenza di una massa posta tra la sorgente e l’osservatore. Se la curvatura dello spazio-tempo generata dalla massa è sufficientemente marcata si verifica un’intensificazione della luminosità apparente della sorgente, causata da una convergenza dei raggi luminosi.
Questo è stato l’effetto prodotto dall’ammasso di galassie frapposto tra noi e MACS1423-z7p64 e che ha consentito a Hoag ed i suoi collaboratori di analizzare questa oggetto primordiale che si colloca quasi all’inizio del tempo.

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