L’Isola del Tesoro

Se devo scegliere un libro, il libro, scelgo senz’altro L’Isola del Tesoro, di Robert Louis Stevenson. Perché è pieno di vento, di immaginazione, di avventura, d’infanzia.(Antonio Tabucchi)

Robert Louis Stevenson aveva trent’anni quando scrisse L’Isola del Tesoro. Fu il suo primo e probabilmente più grande successo anche se per molti critici Il dottor Jekyll e Mr. Hide e Il caso Ballantyne sono considerati come le opere più significative dello scrittore.

I primi 15 capitoli furono scritti a Braemer, nelle montagne scozzesi, dove Stevenson si era rifugiato per una malattia bronchiale cronica che lo assillerà per tutta la vita, tra il mese di agosto e quello di ottobre del 1881.

Erano in cinque, i genitori dello scrittore, la moglie americana Fanny ed il figliastro dodicenne Lloyd. Per passare il tempo nelle lunghe giornate di pioggia che battevano la valle di Dee, Lloyd amava disegnare con i pennarelli. Un giorno Stevenson si uni’ a lui disegnando un’isola. Anni dopo scriverà che non avrebbe mai dimenticato il brivido che lo attraversò quando terminato il disegno, scrisse in alto a sinistra “Isola del Tesoro”. Fu in quel momento che maturò l’ispirazione per scrivere uno dei romanzi più celebri della letteratura anglosassone. Il libro sarebbe stato incentrato sui pirati, su un anziano gentiluomo, un ammutinamento, un cuoco con una gamba sola ed una canzone il cui macabro ritornello faceva Quindici uomini sulla cassa da morto Yo-ho-ho ed una bottiglia di rum.

Dopo i primi tre giorni, da quel momento di autentica folgorazione, Stevenson aveva già scritto i primi tre capitoli del libro che condivideva con i familiari, tutti entusiasti e prodighi di suggerimenti, a parte la moglie americana Fanny.

Due settimane dopo riceve la visita del dottor Alexander Japp che entusiasta del romanzo gli propone di farlo uscire a puntate sulla rivista Young Folks. Giunto al quindicesimo capitolo però l’ispirazione di Stevenson si inaridisce e non riesca più a buttar giù neppure un rigo.

Sono momenti difficili per uno scrittore, la storia che pareva fluire da sola sembra volatilizzarsi. Il clima scozzese non gli giova, decide pertanto di trasferirsi in Svizzera, a Davos e qui avviene il miracolo.

Come ricorderà successivamente lo stesso Stevenson, giunto nella cittadina svizzera, la storia sembra riemergere dal nulla e lui scriverà al ritmo di un capitolo al giorno terminando in poco tempo il romanzo.

L’Isola del Tesoro, nato come romanzo per ragazzi, possiede insieme ad opere come Robinson Crusoè e Alice nel Paese delle Meraviglie, il potere di attrarre non soltanto un importante stuolo di lettori adulti, ma per il potere immaginifico del linguaggio e gli importanti sottintesi è ormai considerato dalla critica come un opera letteraria tout court.

Se il disegno della mappa è stata per sua stessa ammissione la Musa ispiratrice, Stevenson deve spunti interessanti anche alle opere di Defoe e di Edgar Allan Poe per la costruzione della sua opera.

La figura centrale del romanzo è Long John Silver, il più famoso archetipo di pirata insieme a Capitan Uncino. Allegro e gioviale, ma capace di improvvisi scatti di crudeltà efferata, Long John Silver ha perso una gamba che sostituisce con incredibile abilità con una stampella di legno. Questo personaggio rappresenta l’incerto confine tra il bene ed il male e già soltanto questo aspetto porta L’Isola del Tesoro ad essere ben oltre che letteratura per ragazzi.

Pare che per questo personaggio Stevenson si sia ispirato ad un suo amico, William Ernest Henley. Si trattava di un omone grande e grosso, con una folta capigliatura rossa, una risata fragorosa ed una stampella che utilizzava per camminare visto che in seguito ad una brutta forma di artrite reumatoide gli era stato amputato un piede.

Straordinaria fu l’influenza de L’isola del Tesoro, nella costruzione del mito della pirateria: golette nere, pappagalli e gambe di legno, mappe del tesoro da allora saranno il background di ogni romanzo, di ogni fumetto, di ogni film sul mondo della filibusta.

La storia a puntate non riscosse un successo particolare e fu soltanto nel 1883 quando il romanzo venne pubblicato per intero che il successo fu strepitoso sia di pubblico che di critica. Si racconta che il Primo Ministro Gladstone, rapito dalla storia, fece mattina per terminare la lettura del capolavoro di Stevenson.

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